giovedì, ottobre 19, 2006

Quale giornalismo ci meritiamo?

Propongo un interessante articolo di una giornalista danese inviata in Italia dal 1992.
Sottolinea il ruolo centrale che i giornali hanno per il sistema democratico di un Paese.
Troppo spesso il dibattito sull'informazione in Italia finisce nel conteggio dei minuti dedicati ai politici dei due schieramenti, come se questo bastasse ad una migliore comprensione dei fatti.
Vogliamo capire che succede o ci basta sapere che Schifani ha parlato 5 minuti come Mastella?
Buona lettura.

Fonte: Internazionale del 4 ottobre 2006



Il mito del giornalismo

di Lisbeth Davidsen, corrispondente del quotidiano danese Politiken e della rete Tv2.

I giornali italiani ignorano il loro ruolo nel sistema democratico, scrive Lisbeth Davidsen. Non spiegano i fatti ai cittadini e offrono solo propaganda infarcita di belle parole.

"È inutile prendersela con i giornali. Ogni paese ha il giornalismo che si merita". Parole dette tredici anni fa da Piero Ottone, vecchio saggio del giornalismo italiano. Appena arrivata in Italia ero andata da lui a chiedergli: perché i giornali italiani sono così incomprensibili? La domanda e la risposta si potrebbero ripetere tali e quali oggi.

Sfogliando i giornali trovo ancora tante opinioni, ma pochi fatti. Trovo poca chiarezza e un mucchio di belle parole, come se il giornalismo fosse una sottospecie della letteratura (e come se il lettore avesse a disposizione un'intera giornata per leggere il giornale). All'edicola i quotidiani non vengono esposti. Solo da questo si capisce che non cercano di conquistare nuovi clienti ogni giorno, ma preferiscono rivolgersi ai loro fedeli lettori, strizzandogli l'occhio: io e te ci capiamo, vero?

Dell'informazione televisiva è meglio non parlare. Ho smesso da tempo di guardare i tg per non beccarmi un infarto dalla disperazione: titoli urlati, cronaca nera in apertura, servizi composti da una sfilza interminabile di politici che dicono la loro. L'unico miglioramento registrato dal giornalismo italiano negli ultimi dieci anni è una maggiore semplicità linguistica.

Mi chiedo: possibile che l'era berlusconiana non abbia creato la consapevolezza che senza un giornalismo vero e competente non c'è vera democrazia? In teoria, il ruolo del giornalista è quello di aiutare il cittadino a essere ben preparato alla partecipazione alla vita democratica: un cittadino correttamente informato è più responsabile quando va a votare.

Per servirlo al meglio, il giornalista non deve avere ambizioni politiche. Deve mettere da parte le sue convinzioni ed essere professionale. Il giornalismo italiano, invece, scivola troppo spesso nella propaganda.

Ricordo un raduno preelettorale della destra poco prima delle elezioni politiche di quest'anno. Ero lì come corrispondente per la Danimarca e il giorno dopo ho letto il reportage di una nota collega italiana. Il suo articolo era un fiume di disprezzo per la destra. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata l'assenza del punto di vista dei partecipanti alla manifestazione.

Questa collega era andata da Roma fino a Napoli e non aveva rivolto neanche una domanda alla gente in piazza! Se io avessi consegnato un articolo simile a qualunque giornale danese, sarei stata mandata a fare un corso di aggiornamento per migliorare fairplay ed equilibrio.

Alcune menti brillanti del giornalismo italiano mi dicono che la battaglia è troppo grande per essere vinta. I vizi fanno parte di una categoria che non ha mai sposato l'idea del giornalismo come servizio ai cittadini.

Secondo il saggista Michele Loporcaro, che ha appena scritto l'illuminante libro Cattive notizie, in Italia la notizia rientra più nella categoria del racconto mitico che in quella dell'informazione. La differenza è che la notizia come informazione pone l'enfasi sull'avvenimento, mentre la notizia come racconto mitico si concentra sul racconto.

"L'idea della notizia come mito è politicamente di stampo reazionario e ha il proprio fondamento in un pensiero irrazionalistico", scrive Loporcaro. Il mito, cioè il concetto delle stesse vecchie storie che si ripetono, anestetizza la coscienza dei cittadini italiani che – secondo Loporcaro – sono passati dall'analfabetismo alla teledipendenza.

Io mi spingerei oltre. Se l'Italia è dovuta passare per la lunga esperienza antidemocratica del berlusconismo, la responsabilità è in gran parte dei mezzi d'informazione e dei giornalisti che hanno trascurato il loro vero compito. Possibile che sia davvero questo il giornalismo che l'Italia si merita?

Nessun commento: