mercoledì, novembre 22, 2006

Un saluto a Robert Altman (di Paolo Brandi)

È morto uno dei più grandi registi del cinema mondiale. Uno dei pochi per cui la definizione di “maestro” non era a sproposito, come quella di “capolavoro”, l’unica adatta a definire film come MASH, Il lungo addio, Nashville, America oggi.
Ha amato profondamente il suo mestiere: del cinema poteva dire che gli aveva dato una “chiave d'accesso al mondo e alla condizione umana”. Non sempre il cinema lo ha ricambiato allo stesso modo: dopo decenni di “sviste” subite ha fatto appena in tempo, lo scorso marzo, a ricevere almeno un Oscar alla carriera.
Più apprezzato in Europa che nella sua America, ha dedicato tutto il suo impegno a scovare e denunciare le contraddizioni dell’America stessa, i suoi valori ambigui, i suoi miti non troppo genuini. Con MASH (1970) ha irriso con feroce sarcasmo il militarismo e la stupidità della guerra, con Nashville (1975), ha aggredito con sfrontatezza gli ideali del “sogno americano” sfiancati dalla prepotenza, dall’inganno, dalla violenza.
Con anarchica impertinenza ha demolito miti e leggende della cultura e della storia – I compari (1971) Il lungo addio (1973); Buffalo Bill e gli indiani (1976) – rivelandone il lato più inquieto, antieroico e antiretorico. Con identica lucida schiettezza ha smascherato le ipocrisie di istituzioni e convenzioni - Un matrimonio (1978) – e ha sviscerato impietosamente la decadenza di una società – America oggi (1993) – metafora dell’intera umanità.
Non ha mai avuto vita facile a Hollywood, ma si è preso una beffarda rivincita con I protagonisti (1992), perfida e irriverente satira della società dello spettacolo divorata dall’avidità, dall’arroganza, dalla sopraffazione. Del resto, ha sempre costruito il suo percorso da indipendente, fiero e ostinato, e dopo più di 40 film ha potuto dire con orgoglio: “nella mia carriera non ho mai dovuto dirigere un film che non abbia scelto o sviluppato io”. Fino alla fine, fino all’ultimo Radio America (2006), malinconico omaggio alla musica, al teatro, allo spettacolo, alla cultura, e al pubblico più amati. E il pubblico, commosso, lo ringrazia.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mi associo al saluto di un grande del cinema mondiale.

Marco Castellani