martedì, gennaio 02, 2007

Giovani e partiti o giovani partiti? (di Luigi Verducci)

Innanzitutto buon 2007 a tutti!
Questa mattina mi sono imbattuto in una intervista alla radio di Cacciari (sindaco di Venezia) che è sempre piacevole ascoltare sia quando si è d'accordo con quello che dice, sia quando non lo si è. Si discuteva di giovani e politica e il cuore del suo intervento era che i giovani sono interessati come sempre alla politica, ma i partiti per la loro autoreferenzialità, non sono più in grado di attirare i giovani migliori.
Io sono d'accordo, anche se come testimoniato da questo blog, nei nostri paesi si sta formando un bel gruppo di giovanissimi che si diverte a fare politica e che vuole dialogare con i partiti. Siamo in controtendenza o ci sono tante realtà locali di questo tipo che però non riescono ad emergere?
Per tornare al dibattito sui giovani e i partiti, io vorrei aggiungere due elementi che ritengo centrali nel rendere "conflittuale" il rapporto:
1- I partiti non sono più percepiti come lo strumento per cambiare il mondo. Si è affievolita l'idea del partito come luogo in cui vengono prese decisioni capaci di cambiare la vita delle persone. E' come se i partiti, strumento di cambiamento per eccellenza, vengano percepiti come strumento di conservazione dell'esistente.
2- E' diventato più difficile identificarsi con un partito. Fino a qualche anno fa non si stava in un partito per le singole cose che diceva, ma per l'idea di fondo che portava avanti (era il tempo delle ideologie); ora l'idea di fondo si è frantumata nelle tante politiche nei tanti campi della vita quotidiana, dall'immigrazione alla bioetica, dalla previdenza all'ambiente, e allora si può essere d'accordo su qualcosa ma non su tutto. E poi c'è un'altra cosa fondamentale che rende difficile identificarsi con un partito: le persone che ne fanno parte. Qualche anno fa c'era il partito che aveva una sua linea e una sua politica "autonoma" rispetto ai singoli dirigenti che lo guidavano (che ne definivano la strategia quotidiana, ma non la politica di fondo); ora il partito è fatto dai dirigenti che lo guidano e allora è più difficile identificarsi pienamente con una organizzazione quando si sente che alcuni dirigenti, anche se locali e non nazionali, sono coinvolti in pesanti situazioni giudiziarie (e questo purtroppo riguarda, anche se a livelli e gravità senza paragoni, tutti i partiti).
Che ne pensate?

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