venerdì, gennaio 12, 2007

Lotta al terrorismo (di Luigi Veducci)

Quella pubblicata oggi è una notizia di qualche giorno fa, quindi non freschissima. Quando è uscita mi sembrava che non aggiungesse nulla all'evidente fallimento, scritto nei fatti della storia dell'Iraq, della strategia di Bush alla lotta al terrorismo. Ora però, dopo i borbardamenti americani in Somalia (dove è fallito l'obiettivo del raid: uccidere tre super ricercati di Al Qaeda) e dopo la nuova ondata di retorica sulla necessità di mostrare i muscoli (è un eufemismo chiaramente!) come unica strategia efficace per combattere il terrorismo, mi sembra utile ritirarla fuori.
Non per mostrare le reali motivazioni di Bush alla guerra in Iraq (io non so quali sono le "reali motivazioni"), ma semplicemente per rispondere alla litania riemergente (rappresentata in italia soprattutto da Ferrara e Guzzanti) sulla guerra come unico strumento di lotta al terrorismo islamico (la vera ideologia dei nostri tempi).
Arrivo alla notizia.
Dopo più di trent'anni di nazionalizzazione (dal 1972), pare che le multinazionali del petrolio tornino finalmente in Iraq ad estrarre e commercializzare greggio, cosa che dopotutto è il loro mestiere. Per i primi tempi, fino a non si sa quando, il guadagno sarà "equamente" ripartito così: 75% alle compagnie, 25% all'Iraq. In seguito, le multinazionali prenderanno il 20%, che è sempre il doppio di quanto accade solitamente.
A raccontare la storia è L'Indipendent che sostiene che la nuova legge sta per essere approvata dal Parlamento iracheno, su proposta degli USA.
Chiaramente occorre aspettare per vedere se quanto anticipato dal giornale inglese sarà confermato dai fatti, però una domanda intanto ce la possiamo porre: Siamo sicuri che tutto questo non favorisca quel sentimento "antioccidentale" di cui tanto ci stupiamo (non siamo noi quelli buoni?) e di cui si alimenta il terrorismo?

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