martedì, febbraio 06, 2007

Solo cronache serviglianesi? (di Luigi Verducci)

Sabato una ragazza marocchina di 21 anni, che da 2 vive a Servigliano con la madre e il fratello minore, in seguito ad una lite familiare degenerata, si è chiusa in stanza con una pistola ed ha sparato, ferendo la madre ad una gamba. Per fortuna le ultime notizie dicono che dopo l’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta all’ospedale di Fermo, le condizioni della donna stanno migliorando e non sono preoccupanti.
Quello che più mi colpisce e che mi ha spinto a scriverne qui non è la drammaticità del fatto in sé, quanto la “riflessione” che su alcuni giornali sta nascendo.
I toni mettono l’accento sulla preoccupazione verso “l’infiltrazione” di immigrati (e ci si riferisce soprattutto agli “africani” perché se sono europei o, al limite, americani va tutto bene) nei nostri paesi; sull’”inquinamento sociale” che sta intaccando le nostre piccole realtà immacolate. Non c’è nessun tentativo di capire come migliorare l’integrazione di chi sceglie di vivere da noi e con noi (in questo caso già da diversi anni!). Al contrario tutti gli sforzi sembrano diretti a dimostrare che la “nostra è una famiglia tanto per bene” e che queste sono situazioni che non ci possono riguardare.
Quello che mi spaventa è la tendenza a chiamarsi fuori, a nascondere e negare i problemi invece di capirli ed affrontarli.

2 commenti:

Simone ha detto...

L'integrazione fra culture diverse non è mai facile: ci sono anni di tradizioni alle spalle che "cozzano" fra loro e a volte degli scontri sono inevitabili. Purtroppo non c'è una ricetta pronta, ma bisogna cercare di capirsi, di comprendere le realtà altrui e di venirsi incontro. Naturalmente, questo vale da ambo le parti: il fatto che gli immigrati (indipendentemente da dove vengono) vivono in Italia comporta che seguano le leggi italiane in primis. Cos'altro dire? che per fortuna non è successo nulla di irreparabile, e che questa notiziola ha rotto il tram-tram generale: immagino che non si parlerà d'altro in paese! :D

pablo ha detto...

mi ha sempre colpito questo meccanismo che scatte negli abitanti di una comunità di fronte ad un omicidio o un fatto comunque grave: il responsabile non può che essere estraneo alla comunità (un'altra città, un'altra nazione, un'altra religione). Forse è anche una sorta di meccanismo di difesa che ci consente di continuare a credere che alcuni fenomeni, come la violenza, siano prevedibili e controllabili. Ma sicuramente c'è dell'altro...
Una cosa che mi ha colpito, rispetto al tema dell'integrazione, è che anche i militari di stanza a vicenza, che hanno cultura e religione "occidentale", non si "mescolano" con la popolazione locale...Il fenomeno evidentemente è più complesso di quanto qualcuno vuole farci credere...
Gianluca M.