venerdì, febbraio 23, 2007

Spazio SG - La crisi di governo (di Maurizio Lombardi)

Con questo post voglio esprimere la mia opinione sulla crisi di governo:
come tutti saprete, infatti, il 21 febbraio il governo non è riuscito a far approvare la relazione del ministro D'Alema sulla politica estera: non è stato raggiuto il quorum di 160 voti favorevoli a causa dei due senatori dell'ala radicale della sinistra.
Secondo me però questo risultato era prevedibile data la precedente manifestazione a Vicenza contro l'allargamento della base militare USA a cui hanno partecipato anche Giordano e Diliberto, appartenenti rispettivamente a Rifondazione ed ai Comunisti Italiani: è chiaro che dopo aver manifestato contro un provvedimento del governo, non potevano approvarlo al Senato. Però le cause di questo fallimento non possono essere identificate solo in questa manifestazione: quando il centrosinistra ha vinto le elezioni con una maggioranza così risicata al Senato, già lì si comiciava a dire che sarebbe stato difficile per la maggioranza far approvare i suoi disegni di legge con 1 solo senatore di vantaggio sull'opposizione (esclusi i senatori a vita). Questa situazione si è venuta a creare a causa della legge elettorale varata dal governo Berlusconi (e che l'allora ministro Calderoli, dopo aver votato a favore, ha definito una porcata). Ma secondo me anche in una situazione come questa si può riuscire a governare, basta essere tutti, dal primo all'ultimo senatore, compatti al momento di votare le leggi. Ciò è ostacolato secondo me dalla presenza di tanti piccoli partiti in cerca di visibilità e ansiosi di affermarsi sulla scena politica. Per risolvere questa situazione bisognerebbe rafforzare il bipolarismo, prendendo esempio dal modello americano, in cui ci sono due partiti: democratico e repubblicano.

3 commenti:

Punto rosso Fermo ha detto...

Ripartire dal Basso!

Dalla crisi del governo Prodi scaturisce la necessità di una svolta a sinistra. Il governo Prodi è caduto per il semplice fatto di non avere mai avuto una maggioranza certa al Senato: un fatto che tutti i partiti dell'Unione avevano rimosso con superbia e leggerezza, perché accecati dalla propria ansia di governo, che ora ha riportato tutti alla realtà.
I gruppi dirigenti della sinistra governativa (Prc, Pdci, e sinistra Ds) si trovano di fronte al proprio fallimento: dopo essersi svenati per nove mesi nel votare missioni militari e finanziarie antioperaie al solo fine di conservare ministeri e cariche istituzionali, si ritrovano sotto le macerie di un governo esangue, in crollo di popolarità, proprio mentre c'eè una ripresa minacciosa di Berlusconi: un disastro totale. Le dichiarazioni dei vari Giordano,Russo Spena, Migliore, disposti a tutto ( allargamento al centro, campagna acquisti dal centro-destra ecc.) sono SEMPLICEMENTE VERGOGNOSE e chiariscono una volta per tutte la triste fine del partito bertinottiano e delle sue variante critica ( il voto favorevole dei Grassi,Giannini ecc.)
Occorre una sinistra nuova, che riparta dalle domande del suo popolo. Non c'è oggi in Parlamento nessuna maggioranza possibile a favore dei lavoratori e dei movimenti. Occorre ripartire dal basso, attorno ad un programma di vasta mobilitazione per un'alternativa vera: un programma che respinga missioni, basi e spese militari, a vantaggio di sanità e scuola; che ripristini la previdenza pubblica a ripartizione e restituisca il tfr ai lavoratori; che rivendichi la soppressione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro e l'abolizione dei privilegi clericali; che colpisca gli enormi profitti delle banche e delle grandi imprese a vantaggio della maggioranza della società.

Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori

Ian ha detto...

Mi meraviglio che nessuno abbia risposto a questo messaggio come se io da solo dovessi
rappresentare le opinioni della sinistra moderata,
una posizione che non mi e' familiare, ma che con il passare degli anni diventa meno insolito. Rispondo un po' alla volta:

> Dalla crisi del governo Prodi scaturisce la necessità di una svolta a sinistra. Il governo Prodi è caduto per il semplice fatto di non avere mai avuto una maggioranza certa al Senato: un fatto che tutti i partiti dell'Unione avevano rimosso con superbia e leggerezza, perché accecati dalla propria ansia di governo, che ora ha riportato tutti
alla realtà.<

Che forse dipendeva dalla volonta' di governare comunque per servire il paese, introdurre riforme, migliorare la vita dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti e quindi dei proletari, nel difficile
contesto di una montagna di debiti lasciata da tutti i governi precedenti, questo non vi e' venuto in mente? Che fare politica per la sinistra forse non significa solo occupare poltrone o dall'altra
parte manifestare in piazza, ma governare responsibilmente, usare il potere per spostare la grande massa della societa' in qualche modo in
avanti rispetto alla volonta' conservatrice o reazionaria dell'altra parte?

> I gruppi dirigenti della sinistra governativa (Prc, Pdci, e sinistra Ds) si trovano di fronte al proprio fallimento: dopo essersi svenati per nove mesi nel votare missioni militari e finanziarie antioperaie al solo fine di conservare ministeri e cariche istituzionali, si ritrovano sotto le macerie di un governo esangue, in crollo di popolarità, proprio mentre c'è una ripresa minacciosa di Berlusconi: un disastro totale. Le dichiarazioni dei vari
Giordano,Russo Spena, Migliore, disposti a tutto ( allargamento al centro, campagna acquisti dal centro-destra ecc.) sono SEMPLICEMENTE
VERGOGNOSE e chiariscono una volta per tutte la triste fine del partito bertinottiano e delle sue variante critica ( il voto favorevole dei Grassi,Giannini ecc.)<

Siete poco caritatevoli. Facciamo un processo alle intenzioni? Come si fa a decidere che cosa motiva tutti i parlamentari del centro-sinistra? La vera questione e': dove sta la realta'? Che cosa si
riesce a fare con questa maggioranza, con questo popolo, in questo mondo - non in un qualche mondo sognato aldila' del velo del tempo, in una sorta di paradiso operaio dove tutti sono disposti a votare per un governo condotto da Rossi o Turigliatto? La ripresa minacciosa di Berlusconi ha ricevuto una bella spinta dal pasticcio combinato da quelli due. Capisco le ragioni di principio ma abbiamo a che fare con una realta' complessa, refrattaria, dove bisogna cercare di capire
tutte le possibili conseguenze delle proprie azioni aldila' delle questioni di principio. Il vero disastro in tutto questo, e forse l'unico effetto duraturo, se il governo supera il voto di fiducia giovedi e se questo dipende dall'arrivo di Follini e di altri
moderati, sara' l'affondamento della legge sui DICO. Bel risultato della sinistra intransigente!

> Occorre una sinistra nuova, che riparta dalle domande del suo popolo. Non c'è oggi in Parlamento nessuna maggioranza possibile a
favore dei lavoratori e dei movimenti. Occorre ripartire dal basso, attorno ad un programma di vasta mobilitazione per un'alternativa
vera: un programma che respinga missioni, basi e spese militari, a vantaggio di sanità e scuola; che ripristini la previdenza pubblica a ripartizione e restituisca il tfr ai lavoratori; che rivendichi la
soppressione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro e l'abolizione dei privilegi clericali; che colpisca gli enormi profitti delle banche e delle grandi imprese a vantaggio della maggioranza della società.<

Qui siamo quasi d'accordo, ma ovviamente il Parlamento e' solo il riflesso del popolo - e di tutto il popolo, non solo di quello della
sinistra. Nella democrazia bisogna convincere una maggioranza del popolo e quindi e' una questione di cultura. Vi sto scrivendo da un quartiere popolare di Cardiff e non dal mio solito ritiro rurale e sento piu' da vicino questo problema. Qui c'e' troppo benessere privato e penuria pubblica. Anche la classe operaia - che qui da piu'
di 50 anni ha sempre votato a sinistra, perche il Galles corresponde all'Emilia Romagna o alla Toscana ma piu' solidamente proletario con
le sue miniere di carbone, che non ci sono piu', sparite nell'impatto con la destra thatcheriana e con la realta' di un mondo che cambia sempre. Dove stanno oggi, che fanno, i proletari di ieri, gente come mio nonno che caricava carbone al porto e odiava Churchill perche' aveva mandato i soldati nel 1926 a rompere lo sciopero generale?
Fanno i televisori, i monitor e i telefoni cellulari per ditte giapponesi e koreani, sono benestanti se paragonati al 90% del mondo, girano in macchine nuove, anche quelle giapponesi, e vanno al pub
dove una birra costa l'equivalente di 5 euro (e ne bevono tante) per vedere la squadra di rugby - la seconda religione del Galles - sconfitto dalla Francia o, ancora piu' amaro, dall'Inghilterra, o
ancora piu' vergognoso, dall'Italia. Ma in questo poco e' cambiato: le automobili sono una novita' ma la classe operaia e' sempre stata piu' interessata al pane e ai circhi che non alla lotta politica, tranne in momenti di crisi particolari.

Ripartire dal basso, costruire un'alternativa e' un lavoro lungo, e nel frattempo la classe operaia, o almeno l'autoidentificazione della classe operaia come tale, sta scomparendo. Bisogna convincere almeno una parte di quel 50% degli italiani che votano a destra della bonta' e giustezza delle politiche descritte sopra, e sempre con un occhio
anche alla spesa pubblica che non puo' essere gonfiata al massimo solo perche' sarebbe giusto farlo. Che facciamo, alziamo le tasse?
Perche' il governo e' in crollo di popolarita'? Perche c'e' la percezione che abbia alzato le tasse anche se in realta' le ha solo spostate da una parte ad un'altra, a favore dei piu' poveri, o no? Se neanche questo si riesce a fare, che speranza c'e' per soluzioni piu' rivoluzionarie?

Esiste ancora 'il popolo della sinistra'? E' il popolo della Lega? Il popolo delle partite IVA? Il popolo della Chiesa? Il popolo di Berlusconi, di Rete 4 e delle telenovelle? Non sarebbe meglio, piu'
efficace, piu' lungimirante, cercare di convincere il popolo italiano dei vantaggi per tutti di politiche socialiste, laiche e pacifiste? O siamo fermi ancora all'ideologia di Das Kapital?

luigi ha detto...

Io chiaramente sono d'accordo con Ian, soprattutto quando ricorda a chi chiede una politica di classe, a favore di "operai e movimenti" che il governo Prodi ha perso gran parte della sua popolarità e della sua forza, perchè con la finanziaria ha dato qualcosa in più a chi ha un reddito sotto i 40 mila euro annui (intorno ai 30 nei Comuni che hanno aumentato Ici o Irpef) ed ha aumentato le tasse a chi ha un reddito superiore ai 40 mila euro. Una piccolissima manovra di redistribuzione che ha scatenato e scontentato tutti (anche la maggior parte dei lavoratori dipendenti che ne traggono un, per quanto piccolo, beneficio).
Per quanto riguarda i DICO, invece, sono più ottimista, perchè il governo ha già approvato il suo disegno di legge, che è stato depositato in parlamento. Se non compare nelle 12 priorità di Prodi è perchè non spetta al governo, ma al parlamento, approvarlo definitivamente. E' lì che si deve spostare l'impegno per portare avanti la legge sui DICO.