giovedì, marzo 29, 2007

Spazio SG - documento della SG per il congresso provinciale DS (di Maurizio Lombardi)

Voglio proporvi con questo post il documento all'ordine del giorno che la federazione di Fermo della Sinistra Giovanile presenterà al congresso provinciale DS.

Per chi scommette sulle Nuove Generazioni

Il Congresso che si sta svolgendo ci porta a compiere una scelta fondamentale: costruire il Partito Nuovo, Democratico. L’obbiettivo è quello di modulare un’alternativa alla struttura politica italiana ed offrire una formazione realmente riformista e di governo.
La Sinistra Giovanile del fermano crede che questo processo debba portare ad un radicale e concreto rinnovamento della classe dirigente, dalle Istituzioni ai partiti.
Crediamo che i Democratici di Sinistra abbiano una forte base di nuove generazioni alle quali affidare il timone di tutta l’organizzazione e, in particolare, della formazione del Partito Democratico. Questo punto di partenza si chiama “Sinistra Giovanile”: il movimento di ragazzi e ragazze più ampio in Italia e tra i più importanti in Europa e nel mondo. Un gruppo serio e propositivo, capace di mettere in campo nuove idee e di riuscire ad interpretare i bisogni della società, ovviamente, in particolare, di quella giovanile e, nello stesso tempo, di far vibrare le passioni di magliaia di giovani studenti, lavoratori e non.
Per questo molti di noi sentono di poter dare ogni giorno di più, sacrificando a volte gli studi e gli impegni personali, ma spinti da un senso del Dovere trasmesso dall’amore per la politica.
Per tali motivi è nell’interesse di tutti investire ogni giorno su queste forze solide e robuste, che si offrono per contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo. Quindi, la Sinistra Giovanile della Federazione di Fermo confida, proseguendo nella strada già avviata con lo scorso Congresso, che vengano portate avanti dalla nuova dirigenza queste istanze e tali investimenti, trasferendo e comunicando a noi giovani generazioni quella esperienza necessaria per poter affrontare con abilità e capacità le quotidianità della vita politica.
Il Paese ha bisogno di una nuova generazione che non deve essere divisa dal passato, ma unita da obbiettivi comuni. Noi siamo quelli nati anagraficamente e politicamente dopo l'89 e il crollo delle divisioni internazionali. Stiamo lottando per fornire un'idea sul nostro futuro: quello che ci piace definire come “Presente Imminente”.

Leggi tutto il documento cliccando qui

Una speranza di giustizia dall'Italia? (di Luigi Verducci)

A noi parrà strano, ma dall'Italia è nata una speranza di giustizia.
Parliamo di Argentina e dei suoi "desaparesidos" con le parole di Estela Carlotto , che guida da anni la lotta delle donne e delle mamme di Plaza de Mayo: "Quando il 24 marzo del 1976 un golpe militare dette il via a quello che noi chiamiamo “terrorismo di stato”, si mise in moto un piano di sterminio di tutti gli oppositori della dittatura. In Argentina non abbiamo vissuto la guerra, non sapevamo cosa fossero il fascismo e il nazismo.
Abbiamo conosciuto il fascismo in Argentina quando la dittatura ha attuato un piano di torture e di omicidi che ha fatto 30.000 vittime. Le forze armate di sicurezza sono state bravissime ad imparare quel piano criminale, l'hanno attuato mettendo in piedi più di quattrocento campi di concentramento (...). Noi madri e nonne in Argentina non ci siamo arrese. Siamo andate per strada a cercare i nostri figli. Avevamo paura, sapevamo che correvamo il rischio di scomparire anche noi. Ma la paura si supera con l'amore. L'Amore è un figlio, una figlia, una nipote. Per questo nascono movimenti come il nostro, le madri, le nonne, le donne di Plaza de mayo. Stiamo cercando cinquecento bambini scomparsi, ne abbiamo recuperato 82. Oggi sono uomini e donne e non sappiamo dove sono. Ce li hanno rubati militari e civili complici che condividevano l'ideologia fascista dei militari".
Senza tanti clamori, nel quasi assoluto silenzio dei Media, il 14 marzo, presso l'aula bunker della Corte d'Assise di Roma, è stata pronunciata una sentenza storica: 5 ergastoli agli ex ufficiali della Marina argentina - J. E. Acosta, A. I. Astiz (conosciuto come "L'angelo biondo della morte"), H. A. Febres, A. Vanek e J. R. Vildoza - con l'accusa di omicidio volontario plurimo premeditato in relazione alla morte di tre cittadini di origine italiana, "desaparecidos" in Argentina negli anni della dittatura militare che governò a Buenos Aires tra il 1976 e il 1983. All'ex ufficiale Vildoza viene attribuita in contumacia come latitante.
Subito dopo la lettura della sentenza Estela Carlotto ha esclamato : "Non esiste distanza tra Italia e Argentina nel festeggiare questo avvenimento storico: grazie Italia, perchè hai dato l'esempio, per la seconda volta (la prima è stata nel 2000) che è possibile una condanna in contumacia dei responsabili dei crimini (...). Sono felice perchè la giustizia universale impedisce l'impunità. Questo è un passo importante affinchè si faccia giustizia: alle Abuelas e alle Mamme di Plaza de Mayo, questa sentenza dà più forza per continuare a lottare e costruire un'Argentina democratica e sovrana. Questi ergastoli sono importanti soprattutto per Jorge Raul Vildoza, ancora latitante. Proprio ieri abbiamo ritrovato l'87° nipote delle Abuelas...".
Da lontano, perchè qui in Italia, presi dal vorticoso dibattito interno, perdiamo le coordinate, Estela Carlotto già nel febbraio 2006 ci ricordava la differenza tra un governo di destra ed uno di sinistra: "Prodi, D'Alema, Fassino, Veltroni, hanno sempre tenuto molto ai rapporti tra i nostri paesi.Ho molta fiducia, e sono convinta che alle prossime elezioni vincerà la gente “per bene". Desidero dopo le elezioni di venire a festeggiare in Italia. Se festeggiamo per le vittorie di molte lotte nel nostro Paese, vogliamo festeggiare anche per l'Italia".

martedì, marzo 27, 2007

Nuova speranza per il cinema made in Italy (di Sonia Lattanzi)


Un amico con cui ho studiato al Dams di Roma a settembre andrà in Canada a girare un film (interamente in studio), perché il suo produttore, italiano, dice che costa meno e perché è molto più facile ottenere finanziamenti.
Curiosa ho letto giovedì scorso un articolo su L’Unità intitolato “Una riforma di sistema per il cinema” e ne sono rimasta entusiasta: finalmente qualcuno ne parla e non solo, si da pure da fare per migliorare le cose.
Scrivono così Andrea Colasio, responsabile nazionale Cultura della Margherita e Vittoria Franco, presidente della Commissione del senato, Ds:
“Perno della proposta, che verrà presentata alla Camera e al Senato, è l’istituzione del Centro Nazionale del Cinema e dell’Audiovisivo. Una struttura agile e flessibile, che dovrà affiancare l’operato dei produttori indipendenti, promuovere i nuovi talenti e tutelare il nostro grande patrimonio filmico.(…) Va premiato e sostenuto chi investe in cinema italiano, dalla produzione alla distribuzione”.
La nuova legge prevede quindi il rilancio del cinema italiano, con sistemi di prelievi legati a tutta la filiera dei fruitori dei contenuti cinematografici, dalla pubblicità alle tv, alle telecomunicazioni. Per liberare il mercato e far rispettare il pluralismo, rigide norme antitrust ''per non consentire ad un unico soggetto di avere in mano produzione, distribuzione, esercizio''.
Anche se i tempi di realizzazione saranno lunghi nutro molta speranza e bacerei in bocca, alla Benigni, chi se ne sta occupando!

lunedì, marzo 26, 2007

"La verità è che in questo Paese le liberalizzazioni sono di sinistra" (di Luigi Verducci)

"Di fronte alla pratica ostruzionistica della destra l'unica via d'uscita per approvare provvedimenti che gli italiani vogliono, era quella di porre il voto di fiducia". Così il ministro Bersani ha commentato la fiducia alla camera sul Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 7 del 2007: "Tutela dei consumatori e promozione della concorrenza".
Che significa?
Ecco alcuni dei provvedimenti approvati.
BANCHE:
- Le Banche non potranno più modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
- Abolizione della penale per l'estinzione anticipata dei mutui sull'acquisto della casa;

ASSICURAZIONI:
- Chi riceve un danno si potrà rivolgere direttamente alla propria compagnia assicurativa per il rimborso;
- Chi stipula un contratto Rc auto sulla seconda macchina mantiene la stessa classe di bonus malus che aveva in precedenza o che ha per la prima macchina;
- Quando si verifica un incidente potranno aumentare la classe di merito solo nel caso in cui l'assicurat sia responsabile dell'incidente (fino ad oggi la casse di merito si perdeva immediatamente).

Queste sono solo alcune dei cambiamenti introdotti con il decreto legge sulle liberalizzazioni, per avere un quadro completo CLICCA QUI.

Come tutti i decreti legge, anche questo è entrato in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma deve, poi, essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti si ricomincia da capo.
Il decreto legge sulle liberalizzazioni scadrà il 2 aprile. Venerdì è stato approvato, con voto di fiducia, alla camera e domani dovrebbe essere approvato al senato. Ma quanta fatica! I magnifici esponenti del centrodestra un giorno dicono che si è fatto troppo poco (vedi Casini), il giorno dopo scaricano la responsabilità dell'immobilismo di 5 anni sugli alleati (vedi Berlusconi). A parole sono tutti per le liberalizzazioni. Però, al di là delle chiacchiere, i fatti dicono che per approvare le liberalizzazioni il centrosinistra ha dovuto superare l'ostruzionismo con cui il centrodestra intendeva rallentare i lavori in aula.
Ma per davvero qualcuno crede che il centrodestra dei mille conflitti di interesse, possa introdurre norme, ancorché elementari, a difesa dei cittadini?

venerdì, marzo 23, 2007

Spazio SG - Tutti in piazza per dire NO ALL'USURA E ALLA MAFIA (di Maurizio Lombardi)

Domenica 25 Marzo si svolgerà a Sant'Elpidio a mare una manifestazione per la cultura della legalità e per una raccolta di firme a sostegno della causa di Antonella Marcantoni, contro l'usura e tutte le mafie. Interverrà Paolo Bocedi, presidente nazionale dell'associazione SOS ITALIA LIBERA, Walter Piazza, dei City Angel.
Io penso che noi abbiamo il dovere di partecipare a questa manifestazione non solo come appartenenti ad un partito che si è sempre opposto e si opponerà sempre con vigore all'usura ed a tutte le forme di oppressione verso persone che cercano aiuto ed invece trovano solo delle persone senza scrupoli, pronte a trarre profitto dalle sofferenze altrui: queste persone senza scrupoli molto spesso sono appartenenti alla mafia, ed ecco quindi che la lotta a queste forme di oppressione si traduce nella lotta alla mafia e nella ricerca della legalità.
Noi abbiamo il dovere di partecipare dicevo, non solo come partito, ma come semplici cittadini; perchè quando si tratta di lottare contro questi individui riprovevoli, non importa l'appartenenza politica, bisogna farsi sentire tutti insieme, di destra e di sinistra. Mi rivolgo quindi non solo ai compagni, ma a tutti coloro che vogliono dire no alla mafia e vogliono gridarlo fortemente: Domenica scendiamo tutti in piazza a dire no all'usura e alla mafia, per dare un segnale forte, in quanto c'è una donna che è stato in grado di ribellarsi a questo sistema ed è stata capace di alzare la testa!
Quindi DOMENICA TUTTI IN PIAZZA!

mercoledì, marzo 21, 2007

Diritto di replica (di Luigi Verducci)

Abbiamo già commentato la bella trasmissione "Pane e politica" di Riccardo Iacona. Un pugno allo stomaco per chi crede che i partiti sono ancora la migliore, e più democratica, forma di partecipazione alla politica. Proprio per questo le degenerazioni nella vita democratica dei partiti, ancora di più se di sinistra, vanno raccontate e conosciute, per essere risolte.
Durante la puntata di domenica scorsa, un bel pezzo del racconto ha riguardato la candidatura della deputata DS Pina Fasciani. Il succo del messaggio di Iacona era che la Fasciani è un'emerita sconosciuta, che a Pescara nessuno l'ha mai vista, che i militanti del partito locale non volevano...eppure qualcuno la voleva e (democraticamente) l'ha imposta. E' scontato dire che non posso sapere come sono andate le cose, però credo che Pina Fasciani merita diritto di replica, anche perchè in alcuni casi l'atteggiamento di Iacona mi è sembrato esagerato, come quando con un volantino chiedeva ai passanti se conoscevano la Fasciani (ma allora qualsiasi persona passi in tv, che per forza di cose è più conosciuta, ha più merito o diritto di essere candidato? Rifondiamo così la politica?). Per questo vi propongo l'articolo di Pina Fasciani apparso oggi su "L'Unità" che si può leggere anche dal suo sito (CLICCA QUI) .

martedì, marzo 20, 2007

Linciaggi mediatici ad orologeria (di Gianluca Molinaro)

Annunciazione, annunciazione. E’ iniziata sulle reti MEDIASET la campagna elettorale per le amministrative 2007! Su RETE 4 il soldatino Belpietro semina, un giorno sì e l’altro pure, terrorismo a piene mani, dipingendo un paese invaso dalle tasse. Ma da dove è sbucato questo tribuno di cui si sentiva la mancanza, non poteva illuminarci anche nei cinque anni precedenti sulle condizioni penose in cui versava il Paese?
Su Canale 5, a Striscia la Notizia, stanno somministrando il “trattamento” a Rutelli, per la storia delle tessere di partito se non vado errato (non seguo più questa trasmissione che trovo furba, ho letto qualcosa sui giornali). Rutelli, come paziente involontario del “trattamento”, ha degli illustri precedessori: Montanelli, Di Pietro e gli altri pm di Mani Pulite, Biagi, Follini e chiunque abbia osato indagare, o semplicemente criticare, il Capo. Il motivo di quest’attacco non dipenderà dal fatto che la Margherita, oltre a stare col centrosinistra, è uno dei partiti, insieme agli altri che si collocano al centro, a cui Forza Italia può soffiare voti? O forse sono io che ho ceduto alle suggestioni del complotto?

lunedì, marzo 19, 2007

Quiz - Le nostre radici (di Luigi Verducci)

Chi vuole confrontarsi con un bel Quiz?
Questi primi mesi di governo del centrosinistra e il dibattito sul Partito Democratico, mi hanno acceso una grande voglia di conoscere i "classici" della cultura politica "di sinistra". Perchè quello che a me sembra mancare è un pensiero guida, grazie a cui valutare, da un lato, l'azione di governo, dall'altro le grandi scelte che dobbiamo affrontare, come la creazione di un nuovo partito. Quello che manca o di cui, comunque, io sento un gran bisogno, è ciò che in psicologia viene chiamato una "teoria della tecnica", cioè lo sfondo concettuale che orienta la pratica quotidiana. Perchè è innegabile che navighiamo a vista, tutti, dai più "moderati" ai più "radicali", facendo mille cose scollegate tra loro e oscillando tra le ragioni di chi, di volta in volta, urla più forte (non è un pò questa l'immagine che dà il nostro governo, che pure di cose buone ne ha fatte?).
Nel mio girovagare confuso tra i "classici", alla ricerca di una "teoria della pratica" mi sono imbattuto in queste frasi, che mi sembrano appropriate al nostro dibattito attuale.
Ve le propongo come gioco. Riconosciamo ancora le nostre radici?

"Un partito è necessario storicamente quando sono almeno in via di formazione e lasciano prevedere normalmente i loro ulteriori sviluppi le condizioni del suo "trionfo", del suo immancabile diventare Stato. (...) Un partito avrà avuto maggiore o minore significato e peso, nella misura in cui la sua particolare attività avrà pesato più o meno nella determinazione della storia del paese."

Vi dicono qualcosa queste frasi?
Provate, provate, provate!

venerdì, marzo 16, 2007

Spazio SG - Giovani, Melandri: unificare l'età per elettorato attivo e passivo (di Maurizio Lombardi)

Voglio proporre qui un'intervista a Giovanna Melandri che ho trovato nel sito www.sgfermo.it, in cui il ministro parla dell'anzianità della classe politica italiana:

ROMA - Regalare a un diciottenne il sogno di diventare deputato: ”Onorevole teenager, come sta?”. E aprire le porte del Senato a un ragazzo di 25. La politica si svecchia anche così. Una robusta detrazione fiscale alle famiglie di quei giovani che si schiodano da mamma e papà e prendono un alloggio in affitto. Per pagare il deposito cauzionale o il master post-universitario, in arrivo prestiti senza bisogno di offrire garanzie. Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, cala le sue carte sul tavolo. E mentre parla sembra che nei suoi occhi chiari galleggi il mito dell’eterna giovinezza. Già, perché nel 1998, a 36 anni, era il più giovane ministro del governo D’Alema, con la responsabilità dei Beni Culturali. Anche adesso è il ministro più giovane. Soltanto che da allora sono passati nove anni. E’ lei l’emblema più gradevole di una classe dirigente bloccata. Abbiamo presidenti del Consiglio anziani, manager anziani, banchieri anziani, giornalisti anziani e un’Università che fa il gambero come il governo: nel 1990 il 60 per cento dei docenti aveva meno di 44 anni, oggi siamo scesi al 29, peggio di tutti in Europa.

CLICCA QUI per leggere l'intervista

giovedì, marzo 15, 2007

Blogosfera - l'illusione della democrazia (di Luigi Verducci)

Stefano Rodotà, ex Garante della Privacy, ha scritto, di recente, una riflessione sul ruolo possibile di parlamenti e governi nell'era di internet. Rodotà indica 6 rischi principali della rete, che possono diventare un interessante campo di attività per quelle istituzioni che vogliono ampliare libertà e diritti. I 6 rischi sono: 1) Disuguaglianza 2) Sfruttamento commerciale e abusi informativi 3) Rischi per la privacy 4) disintegrazione delle comunità 5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democraza 6) Tirannia di chi controlla gli accessi 7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.
Visto che scrivo da un blog mi sento chiamato direttamente in causa. Io considero internet una grande occasione di informazione e di comunicazione. Un'occasione che ha cambiato il modo di muoversi tra le informazioni e di crearsi un'opinione. Ed inoltre, la sorpresa di questo blog è stata quella di far riallacciare amicizie antiche e di rinvigorirne altre attraverso lo scambio di pareri a "distanza". Tuttavia condivido le critiche di Rodotà, perchè la mia frequentazione della "blogosfera", mi ha portato a seguire con sempre maggiore distacco quanto, e come, si dice sui blog. Come scrive sul Manifesto Franco Carlini, parlando del mondo dei blog, "di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dall ibm, quando ministro dell'innovazione era Lucio Stanca, che veniva dall ibm, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l'avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che "ogni uomo è un reporter" non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto." Perchè mai bisogna trasformare una grande opportunità di informazione e di dialogo in una gara a chi spara le dietrologie più fantasiose?
CLICCA QUI per leggere l'articolo di Rodotà

martedì, marzo 13, 2007

I Turigliatto servono in Calabria! (di Gianluca Molinaro)

Le due puntate di "Pane e Politica" (l'ultima è andata in onda domenica scorsa) su RAITRE hanno confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto molta politica in Calabria sia distante dalle attese e dai problemi degli elettori. Si è appreso, tra l'altro, di una legge regionale, votata all'unanimità, che ha consentito l'assunzione di circa ottanta persone col solo merito di essere figli e parenti dei politici, di elezioni comunali dove il salto della quaglia è praticato con disinvoltura pur-di-vincere e assicurarsi il posto (e il pane), di un governatore (Loiero) che boccia la candidatura di un ottimo imprenditore alla guida dell'area industriale di Lamezia Terme per motivi di onore personale! L'impressione che ricavo da queste storie è di una classe politica che agisce in base a logiche feudali, che mira all'autorefenzialità e all'autoconservazione a scapito della partecipazione dei cittadini. La cosa che colpisce di più è come questo atteggiamento sia trasversale tra i diversi schieramenti, come non ci sia nessuna opposizione (anche i big nazionali stanno zitti) di fronte a delle iniziative, platealmente scandalose, che mettono d'accordo maggioranza e opposizione. Qui sì che servirebbero i Turigliatto per denunciare i Cetto Laqualunque della politica calabrese! Non stupiamoci se poi molti elettori sono insensibili alle porcate di Berlusconi, le persone si fanno un'idea della politica anche guardando a quello che succede a livello locale, e a questo livello di porcate, al Sud, ne fa anche il centrosinistra (basta leggere quache articolo di Gian Antonio Stella). Semmai stupisce come queste vicende vengano utilizzate più per "assolvere" il proprio schieramento di riferimento che per condannare entrambi gli schieramenti (con le dovute ed evidenti differenze, ci mancherebbe!). Nei prossimi anni arriveranno in Calabria 11 miliardi di Euro dall' Unione Europea, allo stato delle cose non vedo una classe dirigente in grado di gestire questo denaro a beneficio della popolazione. Servono iniziative dal basso per denunciare a chi è in grado di ascoltare veramente (a questo punto l'Unione Europea!) il marcio che c'è, serve una mossa che spariglia, la mossa del cavallo...

lunedì, marzo 12, 2007

Verso il Partito democratico

Sabato 10 marzo dalle 17 alle 20 abbiamo fatto il nostro congresso di sezione. Hanno votato 30 persone e questo è il risultato:

Mozione 1 - Per il partito Democratico (Fassino) 27 voti
Mozione 2 - A sinistra. Per il socialismo europeo (Mussi) 1 voto
Mozione 3 - Per un partito nuovo, Democratico e Socialista (Angius-Zani) 1 voto

Schede bianche 1

venerdì, marzo 09, 2007

Spazio SG - PD,un partito per i giovani, per un futuro migliore (di Maurizio Lombardi)

Domani pomeriggio si svolgerà a Servigliano il congrsso DS. Devo ammettere che sono molto curioso visto che questo è il primo congresso DS a cui parteciperò ed in cui avrò diritto di voto come iscritto alla SG. Con questo post voglio fare una riflessione sulla mozione del segretario Fassino. Votando una delle tre mozioni proposte, ci viene chiesto principalmente se siamo favorevoli o contrari alla costruzione del Partito Democratico. Se devo essere sincero, fino a qualche tempo fa ero piuttosto scettico sul PD, dato che, come molti altri compagni, pensavo che, con la costruzione di questo partiro si sarebbe arrivati ad uno snaturamento del principale partito della coalizione di centro sinistra, i DS. Pensavo che si sarebbe formato un grande partito che, con l'inglobamento della Margherita, si sarebbe spostato molto al centro. Leggendo poi la mozione di Fassino, mi sono reso conto che stavo prendendo un granchio enorme!
Innanzitutto il PD non sarà una semplice fusione di DS, Margherita e qualche altro partito minore della sinistra, ma sarà un grande partito che accoglierà tutte le principali correnti riformiste presenti nella coalizione di centro sinistra, un partito in cui confluiranno personaggi con una diversa storia. Quindi qui non si tratta di stabilire se il PD sarà più spostato a sinistra o al centro, ma, come ho detto prima, sarà il partito del riformismo.
La cosa che mi aspetto da questo partito, se si riuscirà a costituirlo, è che sposti lo sguardo anche sui problemi attuali, "un partito per chi nel 2010 avrà vent'anni" come dice Fassino nella sua mozione. Durante un incotro a Sant'elpidio con Fassino, quest'ultimo ha detto che, durante un dibattito sul PD, una ragazzo gli ha chiesto: "cosa mi dirà il Partito Democratico sul fatto che fà sempre più caldo?" E' infatti questo ciò a cui devono guardare i partiti, tutti i partiti secondo me: i problemi attuali, quelli seri, come appunto l'effetto serra che sta provocando un surriscaldamento del pianeta; devono dare delle buone prospettive per i giovani, affinchè questi (tra cui io) in futuro possano veramente vivere in un mondo migliore.

Viva Zapatero! (di Luigi Verducci)

Pochi giorni fa, subito dopo la crisi del governo Prodi, ho avuto un colloquio telefonico, con un mio carissimo amico, sulla politica estera italiana. Era arrabbiato e sfiduciato per come si stava comportando il centrosinistra al governo, non era potuto andare alla manifestazione di Vicenza, ma sosteneva con forza la necessità di vietare la base USA. Non trovava differenze tra le posizioni dei due schieramenti (destra e sinistra) e soprattutto non ne poteva più di D'Alema...e allora "tanto vale stare all'opposizione e far cadere il governo!". Io ho cercato, inutilmente, di elencare quegli elementi (immediato ritiro dei soldati italiani dall'Iraq, costante azione diplomatica per intervenire sul conflitto tra israelo-palestinese, intervento per mantenere la pace in Libano, costruzione del consenso degli altri Paesi circa la necessità di una soluzione politica, più che militare, alla situazione afghana...) che indicano la distanza tra la politica estera del Governo Prodi e quella di Berlusconi. Però ho smesso immediatamente e ho avuto un forte impulso a chiudere la telefonata, quando lui ha iniziato a sostenere, solennemente, che non voleva chi sa che da questo governo, desiderava solo che assumesse le stesse posizioni della Spagna di Zapatero! (Lui si che è di sinistra!)
Ma ci rendiamo conto?! Ma di che parliamo? L'Italia ha ritirato le sue truppe dall'Iraq, come la Spagna. L'Italia è in Afghanistan sotto il comando ONU, come la Spagna. Solo che la Spagna ha deciso, su richiesta inglese, di aumentare i suoi millitari in Afghanistan e l'Italia no, perchè come dice D'Alema parlando della popolazione afghana «Guadagnarsi la loro simpatia genera sicurezza molto più delle bombe».

mercoledì, marzo 07, 2007

FINALMENTE...(di Letizia Bellabarba)

Eccomi qua...finalmente sono riuscita a scrivere e pubblicare due righe anch'io! Vediamo se adesso Luigi smetterà di dirmi che sono l'unica analfabeta tecnologica! E poi che palle questa tecnologia! E' utile, d'accordo, ma io sono ancora della vecchia scuola per cui è meglio scrivere con la bic blu e se si sbaglia...una bella riga sopra e via! Niente replay o cancellina....figuriamuci il tasto canc o, peggio ancora, backspace! Ma ve li ricordate i nostri bei quadernini, i diari, l'enciclopedia TRECCANI?? Adesso i ragazzi quando devono fare una ricerca per la scuola, seguono questo procedimento: INTERNET, GOOGLE, COPIA, WORD, INCOLLA, STAMPA. Non si sforzano neppure di rimodellare il testo con parole loro...fossi io un'insegnante, non accetterei mai un compito fatto al computer, lo esigerei sempre e solo scritto a penna...con la bic blu, naturalmente! A tal proposito chiederei al mio amatissimo Prof. Verducci (nonché mio padre adottivo, perché tutti lo sappiano!), cosa ne pensa del rapporto morboso da cui si stanno facendo prendere tanti ragazzi e ragazze dell'era internet. Per quel che mi riguarda, ribadisco che la tecnologia è utile, anzi, utilissima, ma stare ore ed ore a chattare, a mandare sms, a scaricare suonerie o a fare giochi interattivi... non mi sembra poi proprio così indispensabile!
Per adesso è tutto...spero che come prova d'ingresso sia sufficiente!

lunedì, marzo 05, 2007

L'abolizione ICI, ovvero la solita fuffa (di Gianluca Molinaro)

Silvio Berlusconi, lo ricordiamo tutti, a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale dell'Aprile 2006, fece un ultimo tentativo per scongiurare la probabile sconfitta elettorale (per attenuarne gli effetti ci aveva già pensato con la "porcata"!). Con un colpo di teatro propose l'abolizione dell'ICI e questa promessa, penso, contribuì molto alla sua quasi rimonta. Dopo la Finanziaria 2007 molti comuni hanno annunciato rincari della tassa sulla casa e aumento dell'addizionale IRPEF per compensare i minori trasferimenti pubblici agli enti locali. Berlusconi adesso è all'opposizione, ma L'ICI è una tassa comunale e quindi i margini di intervento ci sarebbero comunque. Se la proposta di abolire l'ICI è fattibile perchè non invita gli amministratori di centrodestra a farlo, o quantomeno a far pagare al cittadino solo l'aumento determinato dalla Finanziaria 2007 e togliere il resto? Ho l'impressione che ci troviamo di fronte alla solita fuffa e che l'abolizione/diminuizione dell'odioso balzello dipenda dalle capacità dei singoli amministratori locali. Per quanto riguarda la possibilità per i sindaci di aumentare il gettito IRPEF, questo provvedimento mi lascia perplesso perchè fornisce possibilità di ritocchi a tutti gli amministratori, sia a quelli bravi che si impegnano a garantire servizi sia a quelli che gestiscono in maniera "disinvolta" la cosa pubblica. Penso che la gestione delle realtà regionali e locali non sia sufficientemente considerata quando si parla dei problemi del nostro Paese, si tende a dare eccessivo peso a quello che fa il governo nazionale. Eppure molti provvedimenti a livello nazionale devono trovare una loro traduzione a livello regionale, e non sempre la modalità di attuazione di un determinato provvedimento è la medesima tra le varie regioni. Qualche giorno fa ho letto che ci sono delle differenze nel modo in cui le regioni hanno attuato le prime liberalizzazioni di Bersani che risalgono al 1998, col risultato che nelle regioni che le hanno attuate meglio (c'erano anche le Marche se non ricordo male) c'è stato un maggiore vantaggio per i consumatori. Non sarebbe più corretto premiare le amministrazioni virtuose, magari dando loro la possibilità di ritoccare le aliquote, piuttosto che offrire le stesse possibilità anche chi amministra male?
(la data sulla foto non è attendibile, è stata scattata sabato scorso a Palombara Sabina, prov. Roma)

domenica, marzo 04, 2007

Ecco perchè voto per il PD - seconda parte (di Luigi Verducci)

Ecco le tre ragioni che mi hanno convinto a votare la mozione di Fassino (anche se nello scorso congresso ho votato per la mozione Mussi) e che mi fanno ritenere il PD utile all’attuale situazione politica italiana ed europea.

La strategia politica

1- Se bisogna pensare in modo di verso il mondo ed i problemi che ci pone, allora abbiamo bisogno di un pensiero nuovo. Per questo il PD non si rivolge a DS e Margherita, ma alle diverse culture riformiste italiane. Con l’obiettivo di integrare la cultura socialista, ambientalista, liberaldemocratica e cattolico democratica, perché “nessuna delle grandi culture e tradizioni politiche riformatrici del novecento può pensarsi come autosufficiente”.
Voglio portare un esempio. La crisi ambientale e climatica dei nostri tempi ha condotto (finalmente) molti governi a puntare su energie e combustibili meno inquinanti. L’agricoltura sta trovando nell’emergenza ambientale un nuovo ruolo e il mais è una delle risposte più convincenti nella produzione di biocarburanti. Possiamo, ormai, muoverci nel mondo come se le nostre azioni non avessero delle complesse e, a volte imprevedibili, conseguenze ambientali? Possiamo pensare una politica che non assuma tra le sue coordinate d’azione la cultura ambientalista? No, eppure, tornando all’esempio, l’improvviso aumento della domanda mondiale di mais ne ha aumentato da un giorno all’altro il valore, e quindi il prezzo. Il sudamerica è un continente fondato sul mais (basta pensare che, secondo il libro sacro dei Maya, il Popol Vuh, gli uomini e le donne furono creati con le "pannocchie di mais giallo e le pannocchie di mais bianco...e questo è quel che entrò nella carne dell'uomo creato, dell'uomo fatto...ed essi furono pieni di gioia, perché avevano scoperto una bella terra, piena di cose piacevoli...") e questo aumento ha messo in ginocchio chi già era in difficoltà. Una delle nostre priorità è salvare il mondo dal disastro ecologico, ma per chi lo salviamo, per i pochi che potranno permetterselo? Ecco che la sensibilità ambientale non ha senso, se non è supportata e integrata dai valori socialisti di equità e di riscatto sociale (ma ciò vale anche al contrario, perché è sempre più evidente che le conseguenze dell’inquinamento non sono equamente distribuite tra i Paesi e i popoli, “poveri” e “ricchi”, e quindi la nuova frontiera della giustizia sociale è la difesa dell’ambiente). Ecco che un mondo nuovo, complesso e interdipendente, ha bisogno di un pensiero nuovo, complesso e interdipendente.

2 – L’Italia è passata, in pochissimi anni, da nazione di emigranti a società multietnica. Per questo abbiamo bisogno di un partito “rispettoso di tutte le chiese e le confessioni religiose”, che “rivendica a sé quel che solo la politica può e deve fare: l’autonomia e l’imparzialità delle istituzioni (…) e la ricerca di soluzioni condivise tra le diverse ispirazioni culturali e etiche”. In una parola, abbiamo bisogno di un partito laico e, in effetti, i DS sono già un partito laico. Ma non basta, perché a noi serve non tanto un “partito laico”, quanto una “società laica”. E allora, in un Paese come l’Italia, dalla ricca e profonda tradizione cattolica, è importante che i cattolici sappiamo affrontare il passaggio ad una società multietnica. Che non significa rinunciare ai propri valori, ma neanche imporli con la forza a tutti, nella paura di perderli. Negli ultimi anni abbiamo visto moltiplicarsi le spinte ad una rappresentazione diretta dei principi cattolici, senza una mediazione politica in grado di tutelare gli interessi generali.
Anche qui un esempio. Il dibattito sui DICO ha evidenziato due posizioni chiare e distinte del mondo cattolico. Da una parte chi vuole usare la sua influenza politica per far coincidere la propria dottrina religiosa con le leggi dello Stato; dall’altro chi, pur partendo dalla propria sensibilità e dai propri principi cattolici, è consapevole che le leggi di una stato devono tutelare gli interessi generali e non quelli particolari di una confessione religiosa. Se vogliamo lavorare per una società laica in Italia, dobbiamo costruire un partito in cui i cattolici si sentano rappresentati, senza cadere in derive integraliste.

3 – Perché qualsiasi progetto politico abbia successo, in questo momento, c’è bisogno di una condizione preliminare: occorre intervenire sull’attuale crisi di rappresentanza politica, ricostruendo un minimo di fiducia tra elettori ed eletti, cittadini e partiti. In tutte e tre le mozioni si sottolinea l’urgenza di una nuova questione morale. “(…) un modo nuovo di concepire la politica (…) affermando il primato dell’interesse generale, il rispetto dell’autonomia delle istituzioni, il rigore etico e civile, la coerenza dei comportamenti, la trasparenza e la sobrietà dei costi della politica” (mozione Fassino); “Si devono esigere sobrietà ed esemplarità dei comportamenti, correttezza e rigore nell’azione amministrativa, un tempo tratti distintivi della sinistra italiana” (mozione Mussi); “soltanto la capacità del personale politico di stare ontano dagli affari (…), soltanto la dedizione al bene comune degli eletti e dei governanti possono attivare una nuova fiducia e giovare al rilancio della vita democratica” (mozione Angius-Zani). Credo ci sia un grosso bisogno di questo nuovo slancio morale dell'azione politica. Eppure, passato il primo entusiasmo, ci si accorge che, oltre ad evocare i giusti comportamenti ed appellarsi alla moralità propria ed altrui, manca, in queste frasi, una proposta per facilitare la svolta desiderata. Io faccio parte di un gruppo di amici, di una associazione, e, a maggior ragione, di un partito politico se penso, e finché penso, di poter incidere, con le mie idee, sulle decisioni che vengono prese. Il Partito Democratico, sarà tale anche al suo interno? E’ qui che la creazione del PD si gioca la sua sfida più importante (e immediatamente verificabile), perché è qui che si può recuperare un rapporto tra cittadini e partiti, eletti ed elettori. Ed è qui che la mozione di Fassino fa un passo in più e supera le semplici posizioni di principio. Perchè non si limita ad evocare una condotta da tenere, ma propone un patto chiaro con chi aderirà al futuro partito. Un patto che prevede “primarie per selezionare le candidature; consultazioni referendarie degli iscritti e elettori su scelte di valore strategico; voto segreto per incarichi direttivi; termini di mandato per promuovere nuove classi dirigenti; assise programmatiche annuali (…)”. Il nostro impegno principale, sulla strada della costruzione del nuovo partito, va, secondo me, giocata su questo terreno, sul terreno della democrazia interna del PD. E può essere utile, allora, aprire il confronto con le altre mozioni e recepirne alcune sollecitazioni. E’ interessante, ad esempio, lo spunto di Angius e Zani sul “partito nazionale capace di comprendere, nella sua concreta esistenza, il nuovo rapporto che si è venuto stabilendo tra locale e globale”, perché molti episodi recenti evidenziano proprio la crisi di rappresentanza nazionale di alcune situazioni locali.

A me sembrano tre ragioni forti per aderire al Partito Democratico, ma anche tre obiettivi utili a verificarne il percorso e a tracciarne un primo bilancio tra dieci anni.

sabato, marzo 03, 2007

Ecco perchè voto per il PD - prima parte (di Luigi Verducci)

Porto questo mio contributo sperando che il dibattito sul PD si concentri sulle ragioni e gli obiettivi del nuovo partito, più che sulle "sbarre" da spostare più a sinistra o più al centro.

Una premessa.
Il 15 febbraio scorso è nato mio figlio, Lorenzo. Ho preso una settimana di ferie per iniziare a conoscerlo e sono stato a casa. Tra una poppata, uno strillo disperato e un bel pannolino da cambiare, mi sono ritagliato un pò di tempo per leggere. Così, una mattina che Lorenzo aveva deciso di svegliarci presto, seduto nel mio divano da lettura, con lui sulle braccia, mi sono letto, di seguito, le tre mozioni presentate per il prossimo congresso DS.
Molto belle, tutte e tre, e sono evidenti, ad una lettura comparata, l’orizzonte comune e i valori condivisi più che le differenze. Comune è l’analisi della situazione attuale e comuni, seppur con le inevitabili sottolineature su uno o l’altro dei punti trattati, sono le politiche che dovrebbero caratterizzare il futuro partito. Ciò che cambia è la strategia pensata per attuare quei valori. Leggendo le tre mozioni è netta l’impressone che la meta da raggiungere sia la stessa, quello che cambia è la strada che si intende intraprendere. Sintetizzo il discorso riportando le tre parti in cui le mozioni, più o meno esplicitamente, sono articolate:

a. analisi dell’attuale contesto politico, italiano e mondiale;
b. la bussola dei nuovi valori;
c. la strategia politica.

Analisi dell’attuale contesto politico

“A cavallo del secolo anche l’Italia è passata dal lavoro fordista al lavoro flessibile, dalla stato-naizone all’integrazione europea, dai mercati protetti alla globalizzazione, dalla crescita misurata quantitativamente alla necessità ineludibile di uno sviluppo sostenibile, dalla comunicazione scritta ad internet, da nazione di emigranti a società multietnica”
(brano tratto dalla mozione Fassino, perché il tutto è sintetizzato in una frase, ma la stessa analisi è comune ad ogni mozione).

La bussola dei nuovi valori

Seppure con accenti diversi, a me sembra che le tre mozioni siano portatrici dei medesimi valori:

I. Centralità del lavoro e della sua tutela
II. Una equa diffusione dei saperi, delle innovazioni, delle tecnologie
III. Promozione dell’ambiente e di uno sviluppo sostenibile
IV. Ncessità di una riforma della democrazia e della politica italiana
V. Una società laica
VI. Un nuovo welfare e una sanità universalistica
VII. Un’Europa politica, per la pace e la giustizia
VIII. Un governo democratico e sovranazionale della globalizzazione

Evidenzoare i valori comuni non significa sminuire la portata specifica di ciascuna mozione, bensì spostare l’attenzione dai contenuti (comuni) alle strategie (differenti).
La domanda che ci dobbiamo porre è: per costruire il futuro che desideriamo, scritto nei valori comuni dei DS, serve la costruzione di un nuovo partito? E questo sforzo di analisi, di discussione, di energie, a che tipo di partito ci deve portare?
Domani, nel prossimo post, per non appesantire troppo il discorso, proporrò le tre ragioni che mi hanno convinto a votare la mozione di Fassino e che mi fanno ritenere la nascita del Partito Democratico utile all’attuale situazione politica italiana ed europea.

giovedì, marzo 01, 2007

Spazio SG - Un chiarimento (di Maurizio Lombardi)

Voglio proporvi qui l'intervento di Piero Fassino alla Camera nella Seduta n. 688 del 13/10/2005 riguardo alla Legge Elettorale. Sono rimasto molto stupito infatti quando a scuola un professore, durante una discussione con noi alunni, ha affermato che, quando c'era la possibilità, cioè quando si doveva votare la legge elettorale proposta da centrodestra, Piero Fassino non si è opposto in quanto, secondo questo professore, a lui faceva comodo il fatto che i candidati per ogni partito venivano decisi dai partiti stessi, senza possibilità per gli elettori di esprimere prefenze.
Clicca qui per leggere tutto l'intervento di Piero Fassino che confuta queste affermazioni

La Bustina di Umberto Eco

In questi giorni le spiegazioni sui motivi della crisi di governo non sono certo mancate! Qualcuno ha ipotizzato un complotto, tirando in ballo governo USA, Vaticano e Confindustria. Forse è il caso di (ri)leggere Umberto Eco... Gianluca

LA BUSTINA DI MINERVA
La sindrome del complotto
di Umberto Eco
Oggi il bello è che non vi è nulla di più trasparente di un segreto: che prima o poi viene alla luce o viene svelato da una gola profonda

È stato ora tradotto in italiano il libro di Kate Tuckett, 'Cospirazioni. Trame, complotti, depistaggi, e altre inquietanti verità nascoste' (Castelvecchi, pp. 260, 14 euro), e in una recensione sul 'Corriere della sera' Ranieri Polese lamentava che si occupi di una gran quantità di presunte cospirazioni, dai Templari alla morte di Mozart, dall'assassinio di Kennedy alla morte di Lady Diana, dalle 'verità' sull'11 settembre agli pseudo misteri cristologici svelati da Dan Brown nel 'Codice Da Vinci', ma dimentichi forse il massimo esempio di costruzione di un complotto mondiale, i famigerati e falsissimi 'Protocolli dei savi di Sion'.
L'assenza è irritante e varrebbe la pena che Einaudi ristampasse di frequente il vecchio 'Licenza per un genocidio' di Norman Cohn, che sulla storia dello pseudo complotto ebraico aveva scritto nel 1967 cose definitive - anche se sempre da Einaudi è stato pubblicato nel 2005 'Il complotto' di Willy Eisner, che racconta la stessa storia a fumetti (ma non è un libro da ridere, bensì da piangere).
'Protocolli' a parte, la sindrome del complotto è antica quanto il mondo e chi ne ha tracciato in modo superbo la filosofia è stato Karl Popper, in un saggio sulla teoria sociale della cospirazione che si ritrova in 'Congetture e refutazioni' (Il Mulino, 1972). "Detta teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevabile in Omero. Questi concepiva il potere degli dèi in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell'Olimpo. La teoria sociale della cospirazione è in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cioè, in divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa è una conseguenza del venir meno del riferimento a dio, e della conseguente domanda: 'Chi c'è al suo posto?'. Quest'ultimo è ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti - sinistri gruppi di pressione, cui si può imputare di avere organizzato la grande depressione e tutti il mali di cui soffriamo... Quando i teorizzatori della cospirazione giungono al potere, essa assume il carattere di una teoria descrivente eventi reali. Per esempio, quando Hitler conquistò il potere, credendo nel mito della cospirazione dei Savi Anziani di Sion, egli cercò di non essere da meno con la propria contro-cospirazione".
La psicologia del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano, e spesso non ci soddisfano perché ci fa male accettarle. Si pensi alla teoria del Grande Vecchio dopo il rapimento Moro: com'è possibile, ci si chiedeva, che dei trentenni abbiano potuto concepire un'azione così perfetta? Ci deve essere dietro un Cervello più avveduto. Senza pensare che in quel momento altri trentenni dirigevano aziende, guidavano jumbo jet o inventavano nuovi dispositivi elettronici, e dunque il problema non era come mai dei trentenni fossero stati capaci di rapire Moro in via Fani, ma che quei trentenni erano figli di chi favoleggiava del Grande Vecchio.
L'interpretazione sospettosa in un certo senso ci assolve dalle nostre responsabilità perché ci fa pensare che dietro a ciò che ci preoccupa si celi un segreto, e che l'occultamento di questo segreto costituisca un complotto ai nostri danni. Credere nel complotto è un poco come credere che si guarisca per miracolo, salvo che in questo caso si cerca di spiegare non una minaccia ma un inspiegabile colpo di fortuna (vedi Popper, l'origine è sempre nel ricorso alle mene degli dèi).
Il bello è che, nella vita quotidiana, non vi è nulla di più trasparente del complotto e del segreto. Un complotto, se efficace, prima o poi crea i propri risultati e diventa evidente. E così dicasi del segreto, che non solo viene di solito svelato da una serie di 'gole profonde' ma, a qualunque cosa si riferisca, se è importante (sia la formula di una sostanza prodigiosa o una manovra politica) prima o poi viene alla luce. Complotti e segreti, se non arrivano in superficie, o erano complotti inabili, o segreti vuoti. La forza di chi annuncia di possedere un segreto non è di celare qualcosa, è di far credere che ci sia un segreto. In tal senso segreto e complotto possono essere armi efficaci proprio nelle mani di chi non vi crede.

Georg Simmel nel suo celebre saggio sul segreto ricordava che "il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d'eccezione... Esso è fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente è tanto più efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo... Di fronte all'ignoto il naturale impulso all'idealizzazione e il naturale timore dell'uomo cooperano insieme allo stesso fine: intensificare l'ignoto attraverso l'immaginazione e considerarlo con un'intensità che di solito non è riservata alle realtà evidenti".Conseguenza paradossale: dietro ogni falso complotto, forse si cela sempre il complotto di qualcuno che ha interesse a presentarcelo come vero. Vedi Scaramella.
(Pubblicato su "L'Espresso" del 6 febbraio 2007)