giovedì, marzo 29, 2007

Una speranza di giustizia dall'Italia? (di Luigi Verducci)

A noi parrà strano, ma dall'Italia è nata una speranza di giustizia.
Parliamo di Argentina e dei suoi "desaparesidos" con le parole di Estela Carlotto , che guida da anni la lotta delle donne e delle mamme di Plaza de Mayo: "Quando il 24 marzo del 1976 un golpe militare dette il via a quello che noi chiamiamo “terrorismo di stato”, si mise in moto un piano di sterminio di tutti gli oppositori della dittatura. In Argentina non abbiamo vissuto la guerra, non sapevamo cosa fossero il fascismo e il nazismo.
Abbiamo conosciuto il fascismo in Argentina quando la dittatura ha attuato un piano di torture e di omicidi che ha fatto 30.000 vittime. Le forze armate di sicurezza sono state bravissime ad imparare quel piano criminale, l'hanno attuato mettendo in piedi più di quattrocento campi di concentramento (...). Noi madri e nonne in Argentina non ci siamo arrese. Siamo andate per strada a cercare i nostri figli. Avevamo paura, sapevamo che correvamo il rischio di scomparire anche noi. Ma la paura si supera con l'amore. L'Amore è un figlio, una figlia, una nipote. Per questo nascono movimenti come il nostro, le madri, le nonne, le donne di Plaza de mayo. Stiamo cercando cinquecento bambini scomparsi, ne abbiamo recuperato 82. Oggi sono uomini e donne e non sappiamo dove sono. Ce li hanno rubati militari e civili complici che condividevano l'ideologia fascista dei militari".
Senza tanti clamori, nel quasi assoluto silenzio dei Media, il 14 marzo, presso l'aula bunker della Corte d'Assise di Roma, è stata pronunciata una sentenza storica: 5 ergastoli agli ex ufficiali della Marina argentina - J. E. Acosta, A. I. Astiz (conosciuto come "L'angelo biondo della morte"), H. A. Febres, A. Vanek e J. R. Vildoza - con l'accusa di omicidio volontario plurimo premeditato in relazione alla morte di tre cittadini di origine italiana, "desaparecidos" in Argentina negli anni della dittatura militare che governò a Buenos Aires tra il 1976 e il 1983. All'ex ufficiale Vildoza viene attribuita in contumacia come latitante.
Subito dopo la lettura della sentenza Estela Carlotto ha esclamato : "Non esiste distanza tra Italia e Argentina nel festeggiare questo avvenimento storico: grazie Italia, perchè hai dato l'esempio, per la seconda volta (la prima è stata nel 2000) che è possibile una condanna in contumacia dei responsabili dei crimini (...). Sono felice perchè la giustizia universale impedisce l'impunità. Questo è un passo importante affinchè si faccia giustizia: alle Abuelas e alle Mamme di Plaza de Mayo, questa sentenza dà più forza per continuare a lottare e costruire un'Argentina democratica e sovrana. Questi ergastoli sono importanti soprattutto per Jorge Raul Vildoza, ancora latitante. Proprio ieri abbiamo ritrovato l'87° nipote delle Abuelas...".
Da lontano, perchè qui in Italia, presi dal vorticoso dibattito interno, perdiamo le coordinate, Estela Carlotto già nel febbraio 2006 ci ricordava la differenza tra un governo di destra ed uno di sinistra: "Prodi, D'Alema, Fassino, Veltroni, hanno sempre tenuto molto ai rapporti tra i nostri paesi.Ho molta fiducia, e sono convinta che alle prossime elezioni vincerà la gente “per bene". Desidero dopo le elezioni di venire a festeggiare in Italia. Se festeggiamo per le vittorie di molte lotte nel nostro Paese, vogliamo festeggiare anche per l'Italia".

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