lunedì, maggio 21, 2007

"Le vene aperte dell'America Latina" (Luigi Verducci)

Ho dovuto leggere più volte queste frasi del Papa. Mi sembrano incredibili. Chiunque vada in Sudamerica, a patto che non rimanga chiuso in un villaggio turistico, ha la sensazione immediata che la storia si sia fermata alla fine del 1400. Tanto grande è la frattura che la colonizzazione, con le sue conseguenze ancora "vive", ha creato in quei Paesi. Parlando con un ragazzo in Guatemala sono rimasto impressionato quando di colpo mi chiede, "Ma tu sei spagnolo? Perchè io conosco la storia e so quello che voi spagnoli ci avete fatto". Non mi stupisce che il direttore del Coordinamento delle organizzazioni indigene dell'Amazzonia brasiliana, Gesinaldo Sateré Mawé abbia detto che "Il Papa è stato molto arrogante e le sue parole non corrispondono alla verità". E' il minimo. Come si fa a dire che il genocidio più grande della storia dell'umanità avvenne senza "un'imposizione di una cultura straniera?".
Ma ecco le parole che il Papa ha pronunciato in Brasile: "Ma, che cosa ha significato l'accettazione della fede cristiana per i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere ed accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. In effetti, l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura straniera”.
“La storia umana – come ha sottolineato Mawé - mostra che l'evangelizzazione fu una strategia di quella colonizzazione che decimò svariate popolazioni indigene”.

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