venerdì, maggio 04, 2007

Quando un fatto + un fatto = una cultura (di Luigi Verducci)

Voglio aderire al TAM TAM suggerito da Michele Serra e quindi riporto il suo messaggio sulla vicenda Nuvoli, ma aderisco con un dubbio. Intanto ecco quanto scrive Serra, per il dubbio bisogna arrivare alla fine:

"Devo a Marco Travaglio la seguente notizia, pubblicata ieri sull'Unità e meritevole di essere trasmessa di casa in casa, anche con il tam-tam. Il ministro Mastella ha nominato direttore generale presso il ministero di Grazia e Giustizia l'onorevole dell'Udeur, ex Forza Italia, Giampaolo Nuvoli. E' lo stesso onorevole Nuvoli che nel 1994, su carta intestata, diramò la seguente dichiarazione: "Qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila per assistere soddisfatto all'esecuzione".
Non si sa se questa dichiarazione costituisca, nel curriculum dell'onorevole Nuvoli, il titolo di merito più cospicuo riguardo alla cultuta giurisprudenziale e all'autorevolezza istituzionale. Si sa solamente che il procuratore Borrelli, e il pool di Milano al completo, grazie al ministro Mastella e all'insediamento di Nuvoli, possono ufficialmente considerare chiusa la loro stagione. L'uomo che avrebbe visto volentieri Borrelli appeso ad un lampione da oggi siede in via Arenula, in rappresentanza del governo di centro - sinistra. Dunque anche in rappresentanza mia e di parecchi di voi, elettori di questa maggioranza. Metaforicamente penzoliamo anche noi assieme a Francesco Saverio Borrelli".

Questa storia ha del paradossale: come può diventare direttore generale del Ministero di Giustizia una persona che ha, in passato, attaccato con tale violenza una parte (essendo Borrelli Procuratore presso la Procura di Milano) del nostro sistema di giustizia?
Detto ciò, arriviamo al dubbio: questa vicenda evidenzia una cultura che non mi è propria.
Faccio un esempio pratico.
Vi trovate davanti una persona e dovete valutare se è adatta o no a ricoprire un incarico, è la classica situazione del colloquio di selezione. Come fate a decidere se la persona che avete davanti è quella giusta?
Semplificando: un modo è quello di vedere qual è il suo progetto per il futuro; un altro è quello di studiarsi tutto quello che ha fatto in precedenza, a partire dalla fedina penale. Anche se non si escludono necessariamente (almeno nel caso della selezione) i due metodi sono diametralmente opposti: il primo guarda avanti, il secondo guarda dietro le spalle.
Ecco, nella vicenda Nuvoli tutta l'attenzione è su quello che sta dietro, sul passato che sta alle sue spalle (certo in questo caso il passato è così ingombrante da diventare un programma per il futuro).
E che c'è di male?
Assolutamente niente, basta che sappiamo che è la stessa cultura della Banca che quando cerchi un prestito non chiede neanche che progetto hai, ma vuole sapere chi hai alle spalle, cioè se hai soldi o proprietà sufficienti a farli sentire garantiti.
Basta che sappiamo che è la stessa cultura grazie a cui Tronchetti Provera ha acquistato Telecom senza un'idea sul futuro dell'azienda, tanto aveva alle spalle i soldi che gli servivano per far stare tutti tranquilli (tranquilli?).
Basta che sappiamo che questa cultura può essere utile in certi casi, ma che è esattamente la stessa cultura che sta bloccando da anni l'Italia e chi, pur avendo qualche buona idea, non riesce a farla emergere se non ha le spalle abbastanza coperte.
Esagero? Può darsi, intanto VIVA LA CULTURA DEL "DIETRO LE SPALLE"!

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