sabato, settembre 22, 2007

Vox populi, vox dei (di Luigi Verducci)


Voglio fare una riflessione "a freddo" sul v-day e sul movimento che ne sta nascendo.

Parto da due punti che mi sembrano positivi:
1. la possibilità di far capire con nettezza ai politici la distanza e la disillusione nei loro confronti della maggiorparte degli italiani;
2. l'idea di aumentare la partecipazione nella gestione della "cosa pubblica".

Proprio su questo secondo punto però nascono le mie resistenze verso il fenomeno: la partecipazione.
La democrazia è solida se le decisioni non sono prese da un gruppo ristretto di persone, ma sono quanto più partecipate, siamo tutti d'accordo. Ma è questo il messaggio del v-day o di quanto si legge nel sito di Grillo? A me non sembra.
Il messaggio è un altro, più sottile e che va a solleticare la voglia di "potere" delle persone.
Il messaggio è che qualsiasi cosa venga proposta dai cittadini, dalla gente, è giusta e i nostri dipendenti (i politici) hanno il dovere di farla. Non si tratta di stimolare la partecipazione, che credo sia "cosa ben più faticata", si tratta di illudere le persone che tutto quello che dicono è fuori discussione. Lo vuole il popolo e quindi è per definizione buono e giusto.
Gustavo Zagreberlsky in suo suo bellissimo saggio sulla democrazia (uscito un paio di anni fa con La Repubblica) mette in guardia da concezioni "acritiche" della democrazia "che parlano a cuor leggero di sovranità popolare, con ciò intendendo non solo che il popolo è sopra ogni altra autorità (ciò che, in democrazia, non è contestaile) ma anche che detiene un potere illimitato", sottolineando che "al momento attuale c'è la tendenza ad attribuire alla democrazia diretta, al referendum in particolare, il valore di un Diktat al quale ci si deve solo inchinare, senza poterlo discutere (...), quando il popolo si esprime, la sua è l'ultima parola". Al contrario per "la democrazia critica il popolo e le sue decisioni possono sempre essere messe in discussione, ma non con l'intento di condannarli ( o di esaltarli), ma solo con l'intento di promuovere il cambiamento per il meglio". A ben vedere, continua Zagrebelsky, "nell'adulazione, nella lusinga del popolo e nell'esaltazione dei suoi vizi come fossero virtù che si nasconde la strumentalizzazione e il disprezzo da parte di chi parla del popolo e pensa che sia plebe, incapace di uscire dalla sua condizione".
Più che partecipazione io nei discorsi e nelle idee di Grillo ci vedo adulazione dei cittadini, il trattarli come bambini a cui bisogna sempre dar ragione, ma come dice Trilussa :

"Chi riscalda la testa delle folle
tenga d'occhio la pila quando bolle"

3 commenti:

moltitudini ha detto...

Vox populi vox dei?
Varrrebbe anche , come accade in particolari momenti, le masse fossero a favore della pena di morte?

Sono d'accordo con alcune tue perplessità, anzi..sono assai più critico.

Stefano ha detto...

Concordo, stimaolare la partecipazione non è facile ma bisogna dire che i partiti poco fanno in questo senso(vedi PD), Berlusconi e Grillo ne sono le conseguenze.

luigi ha detto...

I partiti fanno poco, ma se devo considerare gli aspetti positivi e quelli negativi dell'esperienza finora fatta con il Pd, secondo me sono di più i primi.
Basta il fatto che per la prima volta nella storia dei partiti non è il segretario che fonda il suo partito, ma sulla base di un progetto comune il segretario viene scelto da chi aderisce al progetto.