sabato, settembre 20, 2008

A scuola con entusiasmo


E’ un’esperienza che viviamo tutti gli anni, nelle medie, il primo giorno di scuola.
Ragazzini e ragazzine si affollano nell’atrio, in attesa che suoni la campana per l’inizio delle lezioni, pieni di speranza, carichi di domande, pronti a scoprire e a far propri mondi nuovi. Nei loro occhi si legge tutta la voglia di esserci, brillano le aspettative. Appare qua e là qualche broncio, affiorano titubanze, perché l’amico del cuore è in altra classe, perché non si è ritrovata la compagna di giochi e di passeggiate, perché chissà come saranno i professori. Sono attimi, però. Il sentirsi “grandi”, il desiderio di fare proprie realtà nuove sono più forti di tutto.
Ci si chiede cosa fare perché l’entusiasmo non si attenui e non si perda per strada, perché non si appanni un po’ alla volta la luce degli occhi, perché lo studio, in classe e a casa, non diventi un peso da evitare, le ore non si carichino di noia da interrompere con richieste sempre più frequenti di uscire dall’aula, con matite che in continuazione cadono sul pavimento, con sgambetti ai compagni che passano… La sfida, giorno dopo giorno, è far crescere la voglia di cercare. Lo studio è ricerca, è scoperta. Coltivare la fantasia di adolescenti e di giovani, sollecitare e dare espressione alle potenzialità creative e propositive. Pochi margini restano oggi in questi ambiti, dall’infanzia in poi. Tutto è dato, tutto è confezionato. Gli spot rubano il piacere di seguire la narrazione, la banalizzano; i giochi elettronici cancellano il gusto della lettura. Fino a cinquanta-sessanta anni fa un bambino prendeva un sasso o un pezzo di legno e diceva “questa è una casa”, a un altro affidava la funzione di albero o di automobile. Inventava, creava. Il libro lo portava in mondi lontani; gli schiudeva orizzonti; diventava un amico cercato, indispensabile. Oggi queste risorse sono inaridite. Occorre averne consapevolezza e saperle recuperare, in forme diverse. Senza nostalgia.
L’Istat ha segnalato che nel volgere di sei-sette anni, tra 2000 e 2006, è crollata in Italia la percentuale dei quindicenni che hanno “una capacità di lettura alta”, mentre è cresciuto a dismisura il numero dei pari età che dispongono di una “capacità di lettura bassa”. Analfabetismo di ritorno, già al termine della scuola dell’obbligo. A queste condizioni, non abbiamo futuro. Ma non carichiamo l’istituzione scuola di responsabilità che non ha. Sono circa venti anni da quando un cantautore segnalava il professore di liceo che leggeva sempre la stessa pagina con lo stesso tono di voce. Ma non andremmo lontano se credessimo che il problema sia tutto qui. Ognuno deve fare la sua parte, in particolare Stato ed Enti locali, perché il professore “rinnovi” il tono di voce. E sgombriamo il campo da equivoci che negli ultimi anni si sono fatti strada. La scuola non è un’impresa, con la “i” grande o piccola che sia. Né in essa si può fare di tutto, ci si può disperdere nei rivoli di mille iniziative e di mille interessi. Superficialità e pressappochismo sono tra i mali peggiori. Missione centrale della scuola è, ancora oggi, istruire, educare, essere luogo privilegiato di trasmissione e di elaborazione di cultura, con un forte radicamento nel territorio di appartenenza. Noi poi, nel Fermano, abbiamo la fortuna di vivere in uno dei territori più belli, più ricchi di storia di arte, di cultura, più appassionanti…Leopardi e Licini ce lo ricordano. E non solo loro.
Infine, è di pochi giorni fa la proposta di un personaggio di rilevanza nazionale di abbattere il costo dei libri di testo (un problema reale!) con l’inserimento della pubblicità. Se ne sente proprio il bisogno che bambini e ragazzi siano inseguiti anche sui libri di scuola dalle immagini di merendine, di mostri, di zainetti griffati…
Carlo Verducci

giovedì, settembre 18, 2008

E' il format, amici telespettatori...


La domanda è questa:
Alitalia sta fallendo, la crescita dell'Italia è sottozero, i consumi diminuiscono, i prezzi sono fuori controllo (il petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, ma la benzina costa come quando stava intorno ai 140) e su tutti aleggia una grande incertezza verso il futuro (che succede quando la banca dove ho tutti i risparmi fallisce, come sta avvenendo in America?)
Nonostante tutto ciò, Berlusconi nei sondaggi ha indici di popolarità "imbarazzanti", che vanno oltre il 60%.
Come è possibile?

Edmondo Berselli, sulla Repubblica di oggi, prova a dare una risposta. Che ne pensate? (CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO)