domenica, luglio 26, 2009

Papi, dove hai buttato i nostri soldi?

In un anno e mezzo di governo della destra la spesa corrente dello Stato è aumentata del 4,9%, cioè di 35 miliardi di euro. Per spesa corrente si intende la spesa ordinaria necessaria a far funzionare la Pubblica Amministrazione, quindi non riguarda gli investimenti e le misure anticrisi (per cui in Italia sono stati investiti solo 3 miliardi di euro, lo 0,2 del PIL contro il 3% del PIL speso dagli altri paesi europei per affrontare la crisi economica).

La Gelmini taglia le risorse alla scuola e riduce di un quarto gli insegnanti; Brunetta è da mesi che si vanta di aver ridotto del 50% le assenze per malattia dei lavoratori pubblici; Il mondo dello spettacolo il 1 luglio è sceso in piazza davanti a Montecitorio per protestare per i tagli subiti; carabinieri e polizia da mesi denunciano che non hanno neanche i soldi per far uscire le macchine dai garage... E allora? Come sono stati sprecati 35 miliardi di euro in più in un anno e mezzo?

Come scrive Scalfari sulla Repubblica di oggi, "Che cosa ne avete fatto di quei 35 miliardi di euro?"

sabato, luglio 25, 2009

Scudo fiscale

"Lo ripeto, i soldi detenuti illegalmente all’estero derivano o da evasione, o da riciclaggio o dalla corruzione. Quando si dà uno scudo, cioè si garantisce l’anonimato a chi sana, non si sa se questo è un evasore o un mafioso" (Vincenzo Visco, 24 luglio 2009)

giovedì, luglio 23, 2009

«Se vince Bersani bipolarismo a rischio» dal Corriere della Sera del 23 luglio

MILANO - Dal congresso del Pd e dal suo esito non passa soltanto il futuro del partito, che pure è una cosa im­portante. Passa anche il futuro as­setto della politica italiana dopo Berlusconi; e quindi la questione ri­guarda tutti. Sento il dovere di pen­sare cosa succederà dopo la chiusu­ra di un’epoca, che può essere o fi­siologica, con la fine della legislatu­ra, o traumatica. Abbiamo il dove­re di pensare che dopo Berlusconi non venga azzerato l’orologio e non si ricominci tutto da capo; co­me se il bipolarismo e l’alternanza di governo non fossero una con­quista di tutti, che ha reso più mo­derno e più semplice il paese, ma fossero legati solo all’esistenza di Berlusconi come leader o come av­versario. Il che sarebbe un dram­ma.
Segretario Franceschini, sta di­cendo che se vince Bersani si tor­na indietro, alla Prima Repubbli­ca?
In questi anni di transizione dal ’94 a oggi, con tutti gli scontri e i limiti che abbiamo visto, due co­se sono state condivise dai due campi: la nascita di uno schema bi­polare, centrodestra e centrosini­stra che si alternano al governo; e la nascita del Pd prima e del Pdl poi. Si è passati da un bipolarismo fondato su coalizioni eterogenee, frammentate, litigiose, a un bipola­rismo più europeo, con due grandi partiti alternativi e alcune forze in­termedie. Ma non dobbiamo crede­re che questo sistema sia acquisito per sempre, come se fosse consoli­dato da decenni. Dobbiamo pensa­re che questo sistema vada salva­guardato; perché non riguarda so­lo la politica, ma anche le istituzio­ni, l’economia, la competitività, l’aggancio all’Europa.
Il bipolarismo è davvero in peri­colo secondo lei?
Io prendo un impegno: garanti­re che questo schema sopravviva a Berlusconi. Invece a volte ho l’im­pressione che, se questo schema non si consolida, possa scattare un meccanismo per cui, finito Berlu­sconi, la politica italiana si rimette in moto su binari antichi e, attra­verso cambi di legge elettorali o at­traverso scelte politiche, torni uno schema in cui le maggioranze e i governi non sono più decisi dagli elettori ma sono variabili e mobili. Il bipolarismo italiano e il campo riformista non sono nati in funzio­ne anti-Berlusconi; corrispondono a un assetto globale, tipico delle de­mocrazie di tutto il mondo. Ma se noi sbagliamo rischiamo di perde­re questa conquista.
Lei ne parla come se il Cavalie­re non avesse ancora un lungo mandato davanti a sé.Del dopo-Berlusconi dobbia­mo cominciare a occuparci. Nes­sun uomo di buonsenso può pen­sare che si ricandidi a fine legisla­tura; è una scadenza inevitabile. Ma ci sono tutti gli ingredienti per una fine traumatica anticipata. L’autunno sarà il momento di mas­simo impatto della crisi: piccole e medie imprese che non riaprono perché hanno finito credito e liqui­dità, lavoratori dipendenti o auto­nomi con redditi ormai totalmente insufficienti, decine di migliaia di lavoratori dipendenti o autonomi che perdono il lavoro e si trovano a zero euro senza ammortizzatori. Una situazione che si prospetta esplosiva dal punto di vista socia­le, con deficit, spesa pubblica, debi­to pubblico in aumento....
Berlusconi le replicherà che lei fa del pessimismo ai limiti del di­sfattismo.
Non è pessimismo; è realismo. Inutile pensare di risolvere il pro­blema nascondendolo. A fronte di una crisi gravissima, c’è un presi­dente del Consiglio profondamen­te indebolito sia rispetto alla sua credibilità nel Paese, sia rispetto al­la sua forza nella coalizione. Quan­do cominciano i processi di inde­bolimento, non si fermano più. E noi dobbiamo ragionare affinché ciò che abbiamo raggiunto nella stabilizzazione dell’assetto politico del paese non finisca con Berlusco­ni.
Quale può essere lo scenario, se al congresso e alle primarie le sue idee non prevarranno?Tutto potrebbe tornare a essere elastico e possibile, con alleanze non dichiarate agli elettori che le scelgono ma frutto di accordi parla­mentari, cui potranno essere dati nomi nobili — governo di conver­genza, grande coalizione — ma che di fatto smontano una conqui­sta. Perché bipolarismo e alternan­za non sono garantiti, come qual­cuno pensa, da una legge elettora­le, per quanta influenza abbia. Il bi­polarismo sopravvive a qualsiasi legge se ci sono due grandi partiti alternativi. Se invece — consape­volmente o inconsapevolmente— scomponi questi grandi partiti e torni a un sistema centro-sinistra e centro-destra, con il famoso trat­tino, tutto torna in movimento; non ci sono più due grandi partiti avversari, ma prevale il vecchio schema con la sinistra da una par­te e il centro del centrosinistra dal­­l’altra.
Sta dicendo che teme per l’inte­grità e la tenuta del partito?
Tenuta in quanto contenitore no. Penso però che il Pd, per esse­re se stesso, debba coltivare le pro­prie diversità, viverle come una ric­chezza e non come un limite. Per questo credo non debba esserci in nessun modo una parte che preva­le sull’altra. L’arcipelago di posizio­ni che sostengono la mia ricandida­tura, laici e cattolici, persone che provengono da storie diverse, aree più moderate e aree più a sinistra, è la garanzia che il Pd continui a essere un grande partito.
Bersani rivendica di poter par­lare di partito di sinistra.Io sarei cauto nell’uso delle pa­role. Sinistra è una parola e una storia nobilissima, cui io sono an­che legato. Da ragazzo ero nella si­nistra Dc con Zaccagnini, e ricordo convegni in cui si discuteva se con­siderarci sinistra della Dc o sini­stra nella Dc. Conosco la forza, l’or­goglio della parola sinistra. Ma so pure che c’è una parte degli eletto­ri e dei gruppi dirigenti del Pd che non si riconosce solo in quella pa­rola. O il partito resta la casa di tut­ti, liberal, cattolici, laici, ambienta­­listi, oppure diventa un’altra co­sa. Anche Bersani ha con sé cattoli­ci come Letta e Bindi.Ma non c’è dubbio che nello schieramento che lo sostiene ci sia un’identità organizzativamente e politicamente prevalente. Provia­mo a rovesciare il ragionamento: se per assurdo un’identità di cen­tro esercitasse una egemonia sulle altre, chi si sente di sinistra rimar­rebbe volentieri?.
Una scissione?
Non necessariamente. Se si la­scia aperto uno spazio, il vuoto sa­rà riempito. Io non escludo una fu­tura alleanza con l’Udc. Ma voglio un Partito democratico che non ri­nuncia a competere direttamente con il Pdl, che non ha bisogno di appaltare a qualcuno la funzione di parlare con i mondi produttivi, di conquistare il voto mobile. Vo­glio un Pd che rappresenti l’eletto­rato di sinistra ma competa al cen­tro. L’esito del nostro congresso peserà sull’intera politica italiana: se consolidiamo il Pd, reggerà an­che il Pdl dopo Berlusconi; se il Pd si scomponesse, anche il Pdl scom­parirebbe e tutto ricomincerebbe da capo.
Aldo Cazzullo

martedì, luglio 21, 2009

Cala la fiducia in Berlusconi - il premier scende sotto quota 50

Dal sito repubblica.it:
Silvio Berlusconi perde 4 punti secchi in 60 giorni e va sotto il 50%. E' il dato più eclatante del sondaggio mensile Ipr Marketing sulla fiducia degli italiani nel premier, nel governo e nei partiti. Dopo un mese di intervallo dovuto alla scadenza elettorale delle europee e delle amministrative, il rilevamento per Repubblica.it fornisce un nuovo responso. In mezzo, oltre al voto che ha premiato in modo non travolgente il centrodestra ci sono stati altri due fatti: il dispiegarsi dello scandalo delle escort in tutta la sua evidenza e l'innegabile successo del G8 dell'Aquila. Entrambi, probabilmente hanno inciso.

Per la prima volta da quando è al governo (maggio 2008) la fiducia in Silvio Berlusconi scende sotto il 50%. La metà del campione interpellato, infatti esprime "poca" o "nessuna" fiducia nel premier, mentre il 49% si dichiara "molto" o "abbastanza" fiducioso nel Cavaliere e nel suo operato. L'1 per cento è senza opinione. Lo scorso maggio, Berlusconi raccoglieva il 53% di consensi contro un 46% di "sfiducia". Significa che 4 italiani su cento gli hanno voltato le spalle: uno spostamento piuttosto notevole in un panorama nazionale che non si muove molto facilmente. Nel maggio del 2008, appena insediato al governo, il premier era partito dal 53% di "fiduciosi" contro il 46% di pareri negativi. Da lì, per alcuni mesi è salito fino a un picco impressionante del 62% (ottobre). Poi si è assestato tra il 58% e il 56% per alcuni mesi. A marzo (primi "fuochi" del caso Noemi) era sceso al 52%, ad aprile era risalito al 56% e a maggio era tornato al 53%. Ora la caduta sotto quota 50%. Probabile, che lo scandalo delle escort abbia inciso pesantemente e che l'Aquila abbia forse frenato un'emorragia che poteva essere peggiore.
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Il governo. E, paradossalmente, l'esecutivo va quasi meglio del suo premier. Il governo, infatti, (che da diversi mesi viaggia sotto quota 50%) è rimasto fermo al 44% di maggio con un 52% di interpellati che esprimono "poca" o "nessuna" fiducia e un 4% di indecisi. In uno scenario di "one man show" cui lo stesso Berlusconi tende a ridurre pubblica amministrazione e politica, la cosa non è priva di significato. I ministri. Che il G8 dell'Aquila abbia inciso in positivo, lo dimostrano gli ottimi risultati di Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, le due "ministre" che hanno fatto gli onori di casa alle "first lady" durante il G8. Se, per Gelmini (3 punti in più a quota 42% degli interpellati che esprimono molta o abbastanza fiducia) potrebbero aver inciso i segnali di severità che vengono dalla scuola, per Carfagna (5 punti in più, a quota 54% di fiduciosi) non si vedono altri momenti di visibilità se non quelli legati al G8. Molto bene anche Claudio Scajola, responsabile delle attività produttive (la sua crescita è di 4 punti a quota 52%), protagonista (insieme a Tremonti, fermo al quarto posto col 58%) del pacchetto anticrisi e, in particolare della norma sulla detassazione degli utili reinvestiti dalle imprese. In testa alla classifica dei ministri restano (senza spostamenti) Maurizio Sacconi (welfare) e Roberto Maroni (Interni) con il 63% e il 60% di fiducia. Angelino Alfano (Giustizia) perde 3 punti e scende a quota 60% pur mantenendo il terzo posto. Probabile che, nel suo caso, incida il testo sulle intercettazioni che ha suscitato anche la forte preoccupazione del capo dello Stato. Tra gli altri, perdono terreno: Matteoli (tre punti, forse riconducibili alla strage ferroviaria di Viareggio), Bondi (2 punti, il più duro nella difesa del premier), Fitto e Prestigiacomo (2 punti) e Vito (un punto, sempre saldamente in coda alla classifica). I partiti. Il Pdl sembra seguire la sorte del suo leader. In una situazione postelettorale (e, quindi, di scarso movimento) il Popolo della Libertà scivola in terreno negativo. La perdita di fiducia si misura in 4 punti: dal 50% al 46%. La principale forza di centrodestra era già stata sotto quota 50%, ma mai così in basso. Molto bene la Lega Nord che recupera 3 punti e risale a quota 32%. Fermi l'opposizione: Idv al 41%, Udc al 34% e Pd al 33% nonostante, si potrebbe dire, la tormentatissima situazione precongressuale del partito di Franceschini.

giovedì, luglio 09, 2009

Matura per l'esilio!

Vorrei sapere perché una studentessa, che ha appena sostenuto gli esami di maturità, che vive in Italia da 19 anni, se non trova lavoro entro 3 mesi, rischia di essere dichiarata clandestina ed espulsa in solitudine nel paese d'origine che neanche conosce? Clicca qui


Sempre sul tema dell'immigrazione, Argeo ci ha mandato questo messaggio:


Col nuovo decreto "sicurezza" ci siamo dotati di una legge che "istituisce" la tassa sul permesso di soggiorno e il reato di clandestinita'. Ebbene, per chi non lo sapesse (anche perche' le televisioni non lo dicono), ecco quanto costava fino ad oggi rinnovare un permesso di soggiorno:
1 - spedizione del kit: 30 euro
2 - marca da bollo per il modulo: 14,26 euro
3 - bollettino per la tessera elettronica su cui verra' stampato il permesso: 27,50 euro (o giu' di li')
4 - ogni ulteriore certificato che rilascia il comune (stato di famiglia ecc.) richiede una marca da bollo ulteriore di 14,26 euro.
Fotocopie varie (ad esempio, tutto il passaporto, comprese le pagine vuote). Il tutto moltiplicato per ogni componente ultraquattordicenne della famiglia.

Totale: tra gli 85 e i 100 euro. Bella botta. E non me la chiamate tassa?

Ora domandatevi quante delle nostre famiglie sono in grado, oggi come oggi, di sopportare una tale spesa senza andare in crisi. Vi assicuro che molte famiglie straniere questi soldi non ce li avranno.
Lo so perche' mi occupo di stranieri da 7 anni. A chi non ci credesse basta che vada alla posta e chieda un kit per il rinnovo del permesso (quello almeno e' gratuito, finche' non lo spedisci).

Oggi aggiungono tra le 80 e le 200 euro di tassa ulteriore. Perche' un tale accanimento su di gente che per la stragrande maggioranza (i numeri sono quelli), a dispetto di quanto sottolineano i nostri media, lavora e manda i figli a scuola mantenendo in vita uin paese che senza gli immigrati sarebbe in ginocchio, perche' non avrebbe piu' fabbriche aperte e una natalita' cosi' bassa che probabilmente non e' mai stata registrata nella storia in nessun paese del mondo? Chi pagherebbe le pensioni ai nostri anziani senza il 10% del PIL prodotto dagli stranieri?

Se non riusciranno a rinnovare il permesso diverranno clandestini, cioe' criminali, perche' questa e' la ciliegina sulla torta del ddl che hanno chiamato "sicurezza": una macchina per produrre clandestinita'. Dove stia la sicurezza in tutto questo davvero non lo capisco. Qualcuno provi a spiegarmelo.
Io, nel frattempo, mi vergogno dal piu' profondo di me stesso.