martedì, novembre 17, 2009

7 DICEMBRE: Cena del Circolo Democratico di Servigliano

Il Circolo Democratico "Cinque" di Servigliano organizza per il giorno 7 dicembre 2009 una cena aperta a tutti: iscritti, simpatizzanti, parenti, amici ed a tutti coloro che vogliano trascorrere una serata in allegria degustando del buon cibo in compagnia degli Assessori e Consiglieri Regionali e Provinciali eletti nel Fermano;

hanno già confermato la propria partecipazione:
  • Paolo Petrini (Vice Presidente della Regione Marche ed Assess. Reg.le PD);
  • Rosalba Ortenzi (Consigliere Regionale PD);
  • Renzo Offidani (Assessore PD della Provincia di Fermo);
  • Giuseppe Buondonno (Assessore PD della Provincia di Fermo);
  • Renato Vallesi (Assessore PD della Provincia di Fermo);
La cena, con inizio alle ore 20:35, si svolgerà c/o il Ristorante RE LEONE, questo il menu proposto dai proprietari, i F.lli Tidei:
  • ANTIPASTO DI AFFETTATO MISTO;

  • RAVIOLI AI TESORI;

  • SELLA DI VITELLO CON CONTORNO DI PATATE AL FORNO;

  • TIRAMISU';

  • CAFFE',

  • ACQUA E VINO.

Per informazioni e prenotazioni (da effettuarsi entro la data del 30/11) rivolgersi ai seguenti recapiti (anche sms):
  • Stefano 339/1162703;
  • Caterina 333/9601131;

Il costo della cena è di € 20 . . . Vi aspettiamo numerosi!!

lunedì, novembre 16, 2009

corsi e ricorsi storici.

"Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".La relazione così prosegue:“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.


RELAZIONE DELL'ISPETTORATO PER L'IMMIGRAZIONE DEL CONGRESSO AMERICANO SUGLI IMMIGRATI ITALIANI NEGLI STATI UNITI (OTTOBRE 1912)

domenica, novembre 15, 2009

Il neo anti-comunismo: personaggi ed interpreti

Riporto di seguito il testo integrale dell'articolo uscito dalla magistrale penna di Ilvo Diamanti (sito www.repubblica.it del 15 novembre), ritengo fotografi l'attuale situazione politica con assoluta chiarezza e semplicità:
È proprio vero che le ideologie sono finite? Dissolte insieme al muro di Berlino, vent'anni fa? In parte sì. Ma solo in parte. Perché resistono ancora. Anche se ridotte a parole e immagini, sedimentate nel senso comune. E interpretate dai leader politici. Personalizzate, come tutta la
politica, in quest'epoca senza partiti - dove i partiti sono, comunque, entità flou. In questo "paese personale". È il tempo dell'anticomunismo senza il comunismo. In cui il "comunismo" ritorna come un mantra, nei discorsi del premier, dei suoi ministri, degli uomini del suo governo. Proprio - e tanto più - perché non c'è più. Ma serve. Come ha confessato Confalonieri a Sabelli Fioretti sulla Stampa: "È

un ottimo argomento di vendita". Utile a catalogare gli Altri, quelli che stanno a centrosinistra. Ma anche al centro, perfino a destra. Comunque: a est del muro di Arcore che ha sostituito quello di Berlino. Dove si stende la terra del neo-comunismo. Costellata di riferimenti reali ad alto contenuto simbolico e di simboli ad alto contenuto realista. Recitati ad alta voce da testimonial e leader d'opinione. Gli ideologi del neo-anticomunismo (senza il comunismo). Che colgono fratture antiche e latenti e le proiettano nel presente. Con un linguaggio e argomenti popolari. Parole gridate, sempre più forte, secondo le regole della "politica pop". Pensiamo, in primo luogo e soprattutto, al ministro Brunetta. Onnipresente sui media. Sempre alla ricerca della provocazione. Buca lo schermo. Suscita, per questo, grande consenso, ma anche ostilità. Nel suo stesso governo. (Com'è avvenuto di recente con Tremonti). Il suo marchio è la missione contro l'inefficienza della pubblica amministrazione. Contro i "fannulloni" che vi si annidano. Nell'intento - meritevole - di premiare i meritevoli. Con l'esito - non involontario - di coniare un'etichetta onnicomprensiva e indelebile, per chiunque insegni oppure operi negli uffici pubblici. Condannato, ora e sempre, a una carriera da "fannullone".
Altra figura importante - e popolare - è la ministra Gelmini. Si occupa della scuola e dell'università. Persegue, in modo determinato, l'obiettivo di ridurre gli sprechi e aumentarne l'efficienza. Anche la riforma dell'università, appena presentata, segue un disegno virtuoso. Introdurre criteri di qualità ed efficienza: nell'offerta formativa, nell'insegnamento, nel reclutamento, nell'organizzazione. Ma appare mossa da una preoccupazione dominante - anche legittima, per carità. Destrutturare il sistema di potere fondato sul ruolo dei professori ordinari. Disarmare i famigerati "baroni". Senza chiarire cosa dovrà diventare, questa università. Scossa da un processo di riforma continua. Da oltre 10 anni. Con una sola costante: la riduzione continua di risorse destinate all'università e alla ricerca. Prevista, puntualmente, anche da questa finanziaria. Con il rischio che, insieme ai baroni, affondi anche l'università. La meno finanziata di tutti i paesi dell'Ocse. La scuola, l'università, la burocrazia, insieme, definiscono il regno della sinistra. Che ancora oggi attinge i suoi consensi maggiori proprio in quest'area sociale. Nell'impiego pubblico, fra gli insegnanti e nelle professioni intellettuali. Gli intellettuali. Invece, il neo-anticomunismo rappresenta il mondo di "quelli che lavorano sul serio". Interpretato efficacemente dal ministro Sacconi. Spietato con gli ex-comunisti o presunti tali. Con la Cgil. Il sindacato comunista. (E chi lo è stato in passato è destinato a rimanerlo per sempre). Accusato di agire ispirato da pregiudizio politico più che dagli interessi dei lavoratori. I suoi iscritti operai, d'altra parte, resistono solo nelle grandi fabbriche. Quasi estinte. Oppure sono pensionati. Ex lavoratori che non lavorano più. Assistiti dallo Stato. Anche per questo votano prevalentemente a sinistra. Contro la sinistra pubblica e intellettuale agisce la Lega popolana e plebea. Immersa nel territorio delle piccole imprese. Ma anche nelle campagne. Come rammenta Zaia. Ministro dell'Agricoltura. Un drago della comunicazione. Contadino fra i contadini, allevatore fra gli allevatori. Anche se non è mai stato né l'uno né l'altro. È su questa linea di demarcazione che è stato costruito il muro del neo-anticomunismo senza il comunismo. Il nuovo muro. Da una parte, a ovest, il mondo dei lavori e dei lavoratori "che usano le mani". Gli imprenditori e gli artigiani che producono, faticano. Fanno. Dall'altra parte, quelli che parlano, dicono, predicano. A spese dello Stato. Da un lato il privato e dall'altro il pubblico. Da un lato le cose concrete dall'altro quelle virtuali. Da un lato i "fannulloni" e dall'altro i "fantuttoni", per citare Francesco Merlo. Quelli che fanno a quelli che dicono. I piccoli imprenditori e i lavoratori "veri" contro gli statali, i maestri, i professori, i baroni. Contro i giornalisti. Ma anche contro "attori e attrici, artisti e commedianti, registi e teatranti, cantanti e cantautori (...) Schiavi e proni. In attesa di una nuova rivoluzione". Come li ha apostrofati il ministro Bondi, in una lettera al Foglio, a commento della visita degli artisti al Quirinale. Bondi: fino a ieri persona mite e rispettosa. Si è adeguato al linguaggio e allo stile del tempo. All'ideologia che fa ritenere l'"industria culturale" quasi un ossimoro. Berlusconi non si limita a ispirare questa rappresentazione del mondo. Ne scrive il copione, ne sceglie i personaggi. Delinea la scena con obiettivi simbolicamente reali e realmente simbolici. Offerti dall'emergenza presente. Luoghi come Napoli - da liberare dall'immondizia; l'Aquila - da ricostruire sulle macerie del terremoto. Oppure il ponte sullo Stretto. Più che un'infrastruttura: una sovrastruttura marxiana. Ideologia allo stato puro. Berlusconi è l'uomo-che-fa, alla guida del governo-italiano - che - ha-fatto-di-più-negli-ultimi-150-anni. Cioè: da quando esiste l'Italia unita. Un vitalismo che schiaccia l'opposizione. Rappresentata e guidata da funzionari, uomini di Stato. Politici di professione. Giornalisti. Artisti. E intellettuali. Quindi ex oppure neo-comunisti. L'opposizione. Dovrebbe certamente avvicinarsi di più al mondo dei lavori. E magari rifiutare, senza rassegnarsi, questa ideologia. Che considera la cultura inutile. E l'intellettuale una figura improduttiva. Più che una categoria: un insulto.

8 mesi in tenda

Mille aquilani che vivono ancora nelle tendopoli hanno mandato una lettera di aiuto al Presidente Napolitano.
Ecco il testo

mercoledì, novembre 11, 2009

Riunione del Coordinamento cittadino

VENERDI' 13 NOVEMBRE, ORE 21:15, presso la sede del circolo cittadino di Servigliano (lungo la Circonvallazione Clementina) si riunirà la direzione locale per individuare e sviluppare il programma delle future iniziative politiche.

Si da notizia anche tramite il blog ufficiale onde "estendere" l'invito a tutti gli iscritti e simpatizzanti che vogliano dare il loro contributo in termini di proposte.


Il Coordinatore





Cosentino dimettiti subito

Nicola Cosentino deve essere arrestato. L'accusa è pesantissima, concorso esterno in associazione mafiosa, per cui il PD torna a chiederne le dimissioni, per la terza volta in un anno.Alla presidenza della Camera è arrivata la richiesta del gip napoletano Raffaele Piccirillo, nei confronti del sottosegretario all'Economia e coordinatore del PDL nella regione Campania, che voleva candidarsi alla presidenza della regione. Per i magistrati il politico di Casal di Principe avrebbe avuto, dagli esordi nel Psdi a metà anni Ottanta e fino ai giorni nostri, rapporti organici con i clan casalesi di Francesco Schiavone, alias “Sandokan”, e di Ciccio Bidognetti, il famigerato “Cicciotto ’e mezzanotte”, favorendoli nella corsa a importanti appalti pubblici (soprattutto nel settore dei rifiuti) e giovandosi del loro appoggio per gli affari di famiglia, tutti ruotanti intorno all’Aversana Petroli, azienda di commercializzazione di combustibili per autotrazione gestita dai numerosi fratelli del leader del Pdl. Pina Picierno, deputata casertana e responsabile Legalità del PD, ne ha chiesto subito le dimissioni: "Nicola Cosentino è un uomo di riferimento della Camorra? E’ colluso con essa e di conseguenza il governo è infiltrato dalla Camorra? Ciò è quanto deve essere accertato a seguito di accuse gravissime e dettagliate".Come ricorda la Picierno "Nicola Cosentino non è una figura secondaria perché non solo fa parte del Governo ed è il candidato in pectore per la guida della regione Campania, ma dirige il Cipe avendo quindi la possibilità di gestire danaro e in grandi quantità. Si accerti la verità e per una volta la politica cerchi di non trasformare una vicenda giudiziaria in un caso politico. Data la gravità della vicenda sarebbe opportuno che lo stesso Cosentino offrisse le sue dimissioni consentendo così un più rapido accertamento della verità". Ma il Pdl è scattato con riflesso pavloviano in difesa di Cosentino, se Fini avrebbe chiesto a Cosentino di non candidarsi Niccolò Ghedini ha parlato invece di interferenze tra indagini e politica al solo fine di screditare Cosentino ed impedire la sua candidatura alla guida della regione Campania.Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, gli ha risposto subito: "Siamo convinti che la magistratura non interferisca mai sulla politica: le accuse di Niccolò Ghedini che , fanno parte della solida retorica anti-giudici del partito di Berlusconi. Del resto, Ghedini non può dimenticare che nel caso Cosentino la politica avrebbe dovuto esercitare la sua responsabilità: in questo senso, al di là dell’esito processuale dell’inchiesta che lo vede coinvolto, un segnale potrebbe ancora essere dato con le dimissioni del sottosegretario Cosentino".Dimissioni chieste anche da Luisa Bossa, deputata del Pd, componente della commissione antimafia: "A mio parere non c’è garantismo che tenga; Cosentino ha, ovviamente, il diritto di difendersi e di proclamarsi innocente. Tale è fino al terzo grado di giudizio. Tuttavia non si può permettere che un uomo su cui pende una richiesta di arresto per concorso esterno in associazione camorristica sieda nei banchi del Governo. Ne va della serietà, del decoro, della dignità delle istituzioni. Quando si è colpiti da accuse così gravi si ha il dovere civico di lasciare, evitando di proiettare anche solo un sospetto sulle istituzioni di cui si fa parte. E non voglio nemmeno immaginare che si intenda candidare un uomo con una richiesta di arresto già firmata”. Insomma le accuse sono gravi, per questo il PD chiede che la Camera conceda l’autorizzazione a procedere e già oggi Cosentino deve fare solo una cosa: scivere una lettera di dimissioni.

Bersani segretario del PD

Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico.
"Dentro la vittoria di tutti c'è anche la mia" ha commentato. Poco dopo nella sua prima conferenza stampa annuncia: "Costruirò il partito, sono orgoglioso di farlo. Questa è una grande vittoria di tutti, elettori e militanti e con Dario e Ignazio lavoreremo assieme, un lavoro di squadra. Voglio rivolgere una parola di amicizia e rispetto per Franceschini e Marino, lavoreremo insieme per il nostro partito. Voglio ringraziare Dario Franceschini che mi ha telefonato riconoscendo il risultato delle primarie". E a chi tra i giornalisti si chiede se sarà così solo fino al sette novembre, giorno dell'Assemblea del PD, sembra rispondere poco dopo: "Sarà partito senza padroni, non di un uomo solo, ma un collettivo di protagonisti, il Pd è un partito senza padrone. Farò il leader a modo mio, il PD non sarà di un uomo solo. Un grande partito popolare è un collettivo di protagonisti e questa sarà la chiave del mio lavoro". Bersani sottolinea un passaggio importante che prefugura la sua linea: "Preferisco che il Pd si definisca un partito dell'alternativa piuttosto che dell'opposizione, perché l'alternativa comprende anche l'opposizione ma non sempre è vero il contrario, e stare in un angolo a urlare non porta a nulla". Il neo segretario a spoglio in corso riflette: "Voglio cominciare con l'orgoglio per quanto successo oggi. Tre milioni di persone sono una grande prova di democrazia. Tre milioni di persone che hanno pagato due euro a testa per partecipare alle primarie sono un grande risultato. Noi siamo orgogliosi di essere quelli che stanno costruendo un partito. Chi fa un partito realizza la costituzione repubblicana che parla di partiti e non di "popoli". Questo mette l'Italia al pari delle altre democrazie mondiali che non hanno partiti con dei padroni. Spero che questo nostro esempio induca qualcuno a riflettere sull'assenza di trasparenza su altri soggetti politici. Noi siamo stati e siamo un libro aperto. Questo risultato mi consegna la responsabilità di guidare il Pd. Sopra o sotto il 50%? Vedremo, a noi risulta sopra il 50%. Ora collaborazione con tutte le opposizioni, ma io voglio il partito dell'alternativa". E annuncia la sua prima iniziativa sul tema del lavoro: "Domani sarò a Prato, per incontrare gli artigiani che vivono la crisi, perché bisogna rompere il muro tra politica e lavoratori". Il distretto toscano del tessile è infatti in affanno, stretto tra la delocalizzazione delle fabbriche in Cina e nell'Europa dell'Est, e pesa anche la "concorrenza sleale" delle ditte gestite da cinesi, spesso irregolari e abusive.