mercoledì, novembre 11, 2009

Cosentino dimettiti subito

Nicola Cosentino deve essere arrestato. L'accusa è pesantissima, concorso esterno in associazione mafiosa, per cui il PD torna a chiederne le dimissioni, per la terza volta in un anno.Alla presidenza della Camera è arrivata la richiesta del gip napoletano Raffaele Piccirillo, nei confronti del sottosegretario all'Economia e coordinatore del PDL nella regione Campania, che voleva candidarsi alla presidenza della regione. Per i magistrati il politico di Casal di Principe avrebbe avuto, dagli esordi nel Psdi a metà anni Ottanta e fino ai giorni nostri, rapporti organici con i clan casalesi di Francesco Schiavone, alias “Sandokan”, e di Ciccio Bidognetti, il famigerato “Cicciotto ’e mezzanotte”, favorendoli nella corsa a importanti appalti pubblici (soprattutto nel settore dei rifiuti) e giovandosi del loro appoggio per gli affari di famiglia, tutti ruotanti intorno all’Aversana Petroli, azienda di commercializzazione di combustibili per autotrazione gestita dai numerosi fratelli del leader del Pdl. Pina Picierno, deputata casertana e responsabile Legalità del PD, ne ha chiesto subito le dimissioni: "Nicola Cosentino è un uomo di riferimento della Camorra? E’ colluso con essa e di conseguenza il governo è infiltrato dalla Camorra? Ciò è quanto deve essere accertato a seguito di accuse gravissime e dettagliate".Come ricorda la Picierno "Nicola Cosentino non è una figura secondaria perché non solo fa parte del Governo ed è il candidato in pectore per la guida della regione Campania, ma dirige il Cipe avendo quindi la possibilità di gestire danaro e in grandi quantità. Si accerti la verità e per una volta la politica cerchi di non trasformare una vicenda giudiziaria in un caso politico. Data la gravità della vicenda sarebbe opportuno che lo stesso Cosentino offrisse le sue dimissioni consentendo così un più rapido accertamento della verità". Ma il Pdl è scattato con riflesso pavloviano in difesa di Cosentino, se Fini avrebbe chiesto a Cosentino di non candidarsi Niccolò Ghedini ha parlato invece di interferenze tra indagini e politica al solo fine di screditare Cosentino ed impedire la sua candidatura alla guida della regione Campania.Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, gli ha risposto subito: "Siamo convinti che la magistratura non interferisca mai sulla politica: le accuse di Niccolò Ghedini che , fanno parte della solida retorica anti-giudici del partito di Berlusconi. Del resto, Ghedini non può dimenticare che nel caso Cosentino la politica avrebbe dovuto esercitare la sua responsabilità: in questo senso, al di là dell’esito processuale dell’inchiesta che lo vede coinvolto, un segnale potrebbe ancora essere dato con le dimissioni del sottosegretario Cosentino".Dimissioni chieste anche da Luisa Bossa, deputata del Pd, componente della commissione antimafia: "A mio parere non c’è garantismo che tenga; Cosentino ha, ovviamente, il diritto di difendersi e di proclamarsi innocente. Tale è fino al terzo grado di giudizio. Tuttavia non si può permettere che un uomo su cui pende una richiesta di arresto per concorso esterno in associazione camorristica sieda nei banchi del Governo. Ne va della serietà, del decoro, della dignità delle istituzioni. Quando si è colpiti da accuse così gravi si ha il dovere civico di lasciare, evitando di proiettare anche solo un sospetto sulle istituzioni di cui si fa parte. E non voglio nemmeno immaginare che si intenda candidare un uomo con una richiesta di arresto già firmata”. Insomma le accuse sono gravi, per questo il PD chiede che la Camera conceda l’autorizzazione a procedere e già oggi Cosentino deve fare solo una cosa: scivere una lettera di dimissioni.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dimissioni di Cosentino dalla carica di sottosegretario? Nemmeno il Pd ha messo la questione all'ordine del giorno. E a gennaio proprio i parlamentari democrat avevano 'salvato' il sottosegretario: dopo aver chiesto la sua testa con una mozione alla Camera, molti non si presentarono in aula. Alcuni preferirono astenersi, altri addirittura votarono in difesa di 'Nicola O' mericano'. Sinistra democratica fece una lista, per dimostrare che se tutti avessero votato compatti, la mozione aveva ottime possibilità di passare.

Gli onorevoli Capano e Ugo Sposetti, storico tesoriere Ds, votarono contro, mentre 26 pieddini doc decisero di lavarsene le mani e si astennero: tra loro Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Madia e la Concia. Decine di parlamentari non parteciparono al voto nonostante in giornata fossero presenti in aula: da Tenaglia, al tempo ministro ombra della Giustizia, al transfuga Calearo, da Fioroni a Gasbarra, passando per Lanzilotta ed Enrico Letta. Veltroni, che aveva esplicitamente chiesto in una intervista a 'L'espresso' le sue dimissioni, era invece assente, come il nuovo segretario Bersani e D'Alema. Anche altri leader il giorno della mozione risultarono desaparecidos. Con la giustificazione, però: Fassino, Migliavacca e la Bindi erano in missione.
(dal sito de L'Espresso)