venerdì, dicembre 04, 2009

Proposta di deliberazione C.C.: "Atto di indirizzo sull’acqua e sul servizio idrico come bene e servizio pubblico locale privo di rilevanza economica"

E' mia intenzione fornire questo testo ai Consiglieri Comunali da noi espressi affinchè esso diventi materia di dibattito e (auspico) deliberazione da parte del C.C. di Servigliano.

Ho attinto a piene mani anche dalla delibera di C.C. approvata dal Consiglio di un Comune limitrofo.
La pubblico sul nostro blog affinchè i membri del Direttivo cittadino e/o chiunque abbia interesse possa lasciare eventuali sugggerimenti e/o integrazioni.


Il Coordinatore cittadino
Stefano Pompozzi

“Con l’art. 15 del Decreto Legge 25 settembre 2009 n. 135 il Governo fa un passo decisivo verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici.
Già l’art. 23-bis del D.L. 112/2008 prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione
dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati.
Ora tale articolo viene modificato dal citato art. 15 del D.L. n. 135/2009 che dispone l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%, e la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni (in essere al 22/08/2008) alla data del 31 dicembre 2011.
Attraverso il solito ricatto della questione di fiducia, il Governo ha ottenuto dal Parlamento la conversione del D.L. n. 135/2009 con la Legge 20 novembre 2009 n. 166.
Gli effetti di tale provvedimento sono molteplici, ma il più rilevante è la privatizzazione dell’acqua. In pratica viene sottratta ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne così un nuovo business per i privati. Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita, della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale. Un provvedimento inaccettabile! L’acqua potabile non può essere considerata alla stregua di una qualunque merce da scambiare sul mercato: è un diritto universale. La sua privatizzazione avrebbe delle gravissime conseguenze per i cittadini, in particolare per l’aumento incontrollato delle tariffe.
Non si ritiene assolutamente possibile che l’acqua potabile sia considerata come una qualunque merce e che sia quindi assoggettata alle regole che disciplinano l’affidamento dei servizi pubblici locali. L’acqua è un bene comune prezioso e insostituibile per la vita delle persone, è un patrimonio di tutti e a nessuno è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata o renderla oggetto di scambio commerciale. Invece, purtroppo, ancora oggi la salvaguardia della risorsa acqua viene spesso relegata a margine dell'iniziativa politica, quando non addirittura fatta irresponsabilmente oggetto di scelte speculative. E questo ha fatto il Governo che, a colpi di fiducia, ha “blindato” il cosiddetto decreto Ronchi che mira a privatizzare la risorsa acqua.
A questa legge siamo fortemente contrari per i suoi effetti che rischiano di avere conseguenze molto pericolose: dalla negazione dell'accesso all'acqua per crescenti strati di popolazione all'accelerazione dei mutamenti già in corso degli stili di vita che, una massiccia politica di mercificazione dell'acqua fondata su dati fuorvianti circa la qualità delle nostre sorgenti di rubinetto, fanno dell'Italia il primo paese al mondo per consumo pro capite di acqua in bottiglia. E’ una legge che rappresenta la totale negazione dei valori in cui crediamo, che in futuro rischiano di venir cancellati: il controllo, la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse idriche, il confronto su alcuni aspetti centrali quali le tariffe, gli investimenti, l'assetto idrogeologico, la carta dei servizi, la partecipazione dei cittadini.
In proposito ci fa piacere la posizione assunta dalla Regione Marche che, con il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Puglia, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto Ronchi.
Di fronte alla gravità del nuovo quadro normativo, vogliamo esprimere il nostro dissenso nei confronti della privatizzazione dell’acqua, proponendo al Consiglio Comunale di riconoscere l’acqua come “un bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione degli enti locali.”;
Si propone dunque di deliberare quanto segue: di riconoscere l’acqua come “un bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione degli enti locali; d
i trasmettere il presente atto alla Regione Marche e alla Provincia di Fermo.

2 commenti:

luigi ha detto...

E' ottima iniziativa, spero venga accolta dal consiglio comunale
a presto
luigi

Anonimo ha detto...

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