lunedì, gennaio 25, 2010

Giornata della memoria 2010

Allego il volantino con tutte le iniziative organizzate o patrocinate dalla Provincia di Fermo in collaborazione con alcuni Comuni.

Servigliano sarà teatro di vari appuntamenti.

Per ingrandire il file e poterlo leggere più chiaramente basta scaricarlo ed aprirlo con un qualsiasi visualizzatore di immagini.

Spero partecipiate ad almeno uno degli appuntamenti riportati.... così, semplicemente per non dimenticare....mai.






giovedì, gennaio 14, 2010

Emendamento sul reato di corruzione, ecco l'asso segreto per salvare Silvio

Il 25 febbraio la Cassazione deve confermare o no la condanna del teste pagato dal premier Il denaro fu versato dopo la testimonianza: dettaglio da cui dipende la gravità del reato.


(articolo di GIUSEPPE D'AVANZO, integralmentre tratto da http://www.repubblica.it/)



Per comprendere le mosse di Berlusconi bisogna chiedersi qual è la via più diretta che può salvarlo subito dai processi in attesa che, dopo le elezioni, ritorni la quiete politica indispensabile per la riforma delle immunità parlamentari, il salvacondotto per il futuro. Berlusconi, si sa, "ha riflessi costanti, non tollera le vie mediate, sceglie d'istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda". La diagnosi di Franco Cordero torna utile per raccapezzarci in queste ore che vedono accumularsi e sovrapporsi iniziative legislative, disegni di legge, decreti con forza di legge, progetti di riforma costituzionale con "la sospensione per la durata del mandato del procedimento" per tutti i parlamentari. Il presidente del Consiglio ha in mano molte carte da giocare: il processo breve al Senato (cancella i suoi processi); il legittimo impedimento alla Camera (introduce una norma temporanea che consente il rinvio del processo del Cavaliere, in vista dell'approvazione della riforma costituzionale); tre decreti passepartout (milleproroghe, trasferimenti d'ufficio dei magistrati, piano carceri) che possono ospitare, last minute, l'asso (o gli assi) che nasconde nella manica. La strategia del Cavaliere è sempre camaleontica. Vive di nebbia, svolte, diversivi, doppie intenzioni, falsi bersagli. Era forse una mossa deviante il decreto legge che avrebbe bloccato i processi per novanta giorni. È certo una frottola che quel decreto fosse utile per affrontare in serenità la campagna elettorale delle Regionali (figurarsi, il Cavaliere dà il meglio di sé nel ruolo della vittima di complotti inesistenti). Bisogna dunque guardare altrove e porsi sempre la stessa domanda: qual è la trovata che "disarma il nemico" e chiude ora e in modo definitivo la partita più vicina, rognosa e segnata, cioè il processo Mills? (Il capo del governo è accusato di aver pagato il testimone David Mills, già condannato in primo e secondo grado; è un processo segnato perché, come dice l'avvocato inglese, è "assurdo e illogico che uno sia condannato e l'altro assolto". È vero, perché la corruzione si consuma in due: se c'è un corrotto, Mills, ci deve essere anche un corruttore, Berlusconi).
Il "riflesso costante" di Berlusconi è di muoversi con modi spicci modificando le regole del gioco a partita in corso, andando al sodo senza tante storie. In difficoltà, nel passato, ha abolito reati (falso il bilancio), cancellato prove (rogatorie), sostituito giudici (legittimo sospetto). C'è chi consiglia di verificare se sia in cottura oggi la stessa minestra, con uno degli stessi ingredienti. C'è chi suggerisce (anche nella maggioranza) di non guardare alle aule del parlamento, ma alle aule di giustizia: "Quel che può accadere nelle aule di giustizia troverà una corrispondenza nelle decisioni delle Camere". Vale la pena di seguire il suggerimento e dunque di spostarsi da Palazzo Madama e Montecitorio al Palazzaccio della Cassazione. Qui, il 25 febbraio, le Sezioni Unite decideranno se confermare, cancellare o rinviare a nuovo giudizio la sentenza di condanna di David Mills (con effetti vincolanti per il destino di Berlusconi). In Cassazione si respira una brutta aria. Equivoca, di imbarazzo, di sospetto. Un emendamento del governo in milleproroghe, sponsorizzato dal primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e approvato dal ministro di Giustizia, promette di elevare a 76 anni (da 75) l'età pensionabile. "Con l'innalzamento dell'età pensionabile - ha già scritto il Sole 24 ore - Carbone resterà primo presidente fino all'estate 2011, il che gli consentirà, tra l'altro, di candidarsi alla Consulta quando, a ottobre 2010, scadrà il mandato di Francesco Amirante magistrato di Cassazione, attualmente presidente della Corte Costituzionale". Un ipotetico scambio di favori, un pasticcio che già si è avvistato in passato quando, nel 2002, alla vigilia della decisione della Cassazione sul "legittimo sospetto" sollevato sul capo dei giudici dei processi Sme e Imi-Sir, Berlusconi ha allungato di tre anni, correggendo la Finanziaria, la vita professionale delle toghe portandola da 72 a 75 anni. Quella volta gli andò male, ma ora il terreno - spiegano gli addetti - è più felice, il concime decisamente più fertile. Ecco perché.La corte d'appello di Milano, che ha condannato Mills a 4 anni e sei mesi di carcere, ha stabilito che il prezzo della falsa testimonianza - salvifica per Berlusconi - fu pagata dal corruttore dopo e non prima della sua testimonianza. Si chiama "corruzione susseguente". Il quesito, che il 25 febbraio deve trovare la risposta delle Sezioni Unite, è se la "corruzione susseguente" può integrare il reato di "corruzione in atti giudiziari" o soltanto la "corruzione semplice". Il fatto è che la Corte di Cassazione ha una giurisprudenza controversa. Con la sentenza n. 1065, il 25 maggio 2009, ha stabilito che "il delitto di corruzione in atti giudiziari può essere realizzato anche nella forma della corruzione cosiddetta susseguente" confermando una decisione del 20 giugno 2007 (sentenza n. 1358), ma in contrasto con un'altra sentenza (n. 33435) del 4 maggio 2006. Qui si legge: "La corruzione in atti giudiziari si caratterizza per essere diretta a un risultato e non è compatibile con l'interesse già soddisfatto su cui è modulato lo schema della corruzione susseguente". La "corruzione susseguente", pagata dopo l'imbroglio, come è avvenuto per David Mills, è dunque "corruzione in atti giudiziari" o "corruzione semplice"? Se la Cassazione dovesse decidere che è "semplice", Berlusconi sarebbe fuori pericolo perché il reato sarebbe già prescritto. Se stabilisse che è "in atti giudiziari", il Cavaliere sarebbe fritto perché, accertato che Mills incassa il prezzo della sua falsa testimonianza nel febbraio del 2000, la prescrizione cade soltanto a metà del 2012. La materia è così dubbia e discutibile però che nessuno tra gli addetti azzarda una previsione a meno che "la volontà del legislatore" non faccia pendere la bilancia decisamente a favore della corruzione semplice e quindi per la prescrizione (salvo Mills, ma salvo definitivamente anche Berlusconi, per l'altro processo - la frode fiscale sui diritti Mediaset - si vedrà, c'è tempo). È, a questo punto della ricognizione, che i suggeritori sapienti consigliano di verificare quali emendamenti sono stati messi a punto in autunno dal governo, o meglio dal ministro Angelino Alfano, proprio (pare) su suggerimento del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone. "Se ne è già parlato", dicono. Se n'era parlato, ma se n'era perso il ricordo, tuttavia è vero: in novembre, Alfano ha preparato un emendamento al "processo breve" per "perfezionare" il reato di corruzione in atti giudiziari. La modifica dell'art. 319 ter (reato di corruzione in atti giudiziari) chiarisce in modo inequivocabile che "è da ritenersi non punibile la corruzione "susseguente"". Scrive il Tempo, il 24 novembre 2009: "Legge o emendamento al processo breve. Sarebbe questa, secondo quanto si è appreso in ambienti della maggioranza di governo, una delle ipotesi tecniche al vaglio del Pdl. In questo modo uscirebbero dai rispettivi processi il premier Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills". Ecco dunque uno dei jolly nascosti nella manica del Cavaliere: la non punibilità della "corruzione susseguente" come corruzione in atti giudiziari. La mossa avrebbe una sua legittimazione nei contrasti della giurisprudenza, nella necessità di fare luce di un'ambiguità. Il "delitto perfetto" avrebbe l'indubbio vantaggio di obbligare i giudici delle Sezioni Unite a tenere conto della "volontà del legislatore" magari espressa soltanto al Senato in extremis, in coda all'approvazione del "processo breve". Anche se non sarebbe l'unica possibilità per i commessi obbedienti del Cavaliere. L'emendamento salvifico potrebbe essere inserito nei decreti milleproroghe o trasferimenti d'ufficio dei magistrati nelle sedi disagiate, che vanno approvati entro il 17 febbraio. E dunque otto giorni prima della decisione della Cassazione, 25 febbraio. "Come il caimano quando punta la preda".

lunedì, gennaio 11, 2010

anno nuovo, abito nuovo..

Ebbene si, il nostro blog con l'anno nuovo si mette il vestito nuovo. un vestito più formale che però non varia i contenuti e la linea che abbiamo sempre tenuto, basata sulla diffusione di notizie rilevanti di carattere nazionale e locale.
Questa piccola modifica serve solo ad indentificarlo in modo più immediato quale organo informativo "ufficiale" on-line del nostro circolo democratico cittadino.
Un sentito e sincero grazie a Luigi senza il quale questo marchingegno a me sconosciuto non funzionerebbe a dovere, io so come pubblicare un nuovo post e questo mi basta ed avanza, il resto, le ruote degli ingranaggi per intenderci, le fa girare lui.
Confido sempre nella tua preziosa collaborazione.
Grazie infine a tutte le persone che hanno contribuito ad alimentare questo spazio con articoli, immagini, link, commenti ecc.ecc.; buon 2010 a tutti.
Stefano Pompozzi

lunedì, gennaio 04, 2010

Onorevole di camorra (di Gianluca di Feo e Emiliano Fittipaldi)

Prosegue il ciclo "Dossier", con pubblicazioni settimanali nel nostro blog tratte integralmente dal sito de L'Espresso:



Nicola Cosentino ha condizionato tutta la gestione dei rifiuti in Campania. Nelle accuse dei pentiti l'alleanza tra la malavita e i leader del centrodestra

Altro che questione morale: in Campania la politica è diventata una questione criminale. L'atto d'accusa della magistratura travolge gli uomini che decidono il destino del Pdl e arbitrano gli interventi del governo nella regione: Nicola Cosentino e Mario Landolfi. Nell'ordinanza c'è anche un riferimento ad altri due parlamentari del centrodestra, Gennaro Coronella e Italo Bocchino, i cui nomi vennero fatti dal capoclan Bidognetti come parte del "nostro tessuto camorristico". Ma anche se non viene citato nel provvedimento, molti degli stessi pentiti chiamano pesantemente in causa Luigi Cesaro. Cosentino: il sottosegretario di Casal di Principe fino alla scorsa settimana candidato in pectore per la poltrona di governatore. Landolfi: l'ex ministro di An che continua a dominare la struttura locale del partito. Cesaro: il neopresidente della Provincia di Napoli che ha saputo conquistare l'amicizia di Silvio Berlusconi.I giudici li accusano per il loro passato, ma il meccanismo ricostruito dalle indagini condiziona il presente, a partire proprio dalla gestione della torta più ricca: gli appalti per i rifiuti, l'oro sporco della Campania. Il distretto della munnezza, cuore del programma varato dal premier e affidato a Guido Bertolaso, è sorto lì dove si concentravano gli interessi dei boss casalesi e dei loro sponsor politici. E sin dalla prima emergenza del 2000, sin dalla nascita del Commissariato di governo - sottolineano i magistrati - Cosentino e i suoi referenti camorristici sono riusciti a imporre le loro scelte. Le parole del giudice contro il sottosegretario sono impressionanti: nel chiedere alle Camere l'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa scrive che "contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale". Il suo ruolo nella questione rifiuti è di primo piano: "creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali". Come sintetizza Gaetano Vassallo, l'inventore del traffico camorrista di scorie: "Cosentino spiegò che l'Eco4 era una sua creatura, dicendo testualmente che quella società "song'io"".
I magistrati mettono a nudo un triangolo perverso: un patto tra camorristi, imprenditori e pubblici funzionari. Un sistema antico che - secondo le accuse - sarebbe stato perfezionato proprio da Cosentino e Landolfi all'inizio del millennio. Ma a comandare sono soprattutto i padrini, che impongono la loro volontà utilizzando ogni strumento: la corruzione, la violenza, il controllo dei voti. Quando non bastano nemmeno ricatti, mazzette e minacce allora anche i rifiuti si trasformano in arma: si sobilla la protesta popolare o si scatena la burocrazia per bloccare camion e discariche. Nel 2001, prima che il rinascimento napoletano tramontasse, Antonio Bassolino diventato commissario di governo vara il primo piano globale per portare la Campania fuori dall'emergenza. Ma i casalesi si scatenano. Secondo Giuseppe Valente, manager chiave di questa fase, Cosentino disse "che "tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui"". Il cuore dello scontro era l'ipotesi di affidare alle aziende settentrionali la costruzione di un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, nel feudo dei clan più feroci e del futuro sottosegretario: "Cosentino con il senatore Gennaro Coronella (anche lui di Casal di Principe, ndr) incisero sul sindaco di Santa Maria La Fossa, il quale fece delle manifestazioni contro il termovalorizzatore". In quei giorni Sergio Orsi, dirigente della Eco4, viene intercettato mentre spiega: "Cosentino ha riunito tutti i consiglieri regionali, tutti quanti questi nel dire che si deve bloccare Santa Maria La Fossa, perché si sente pigliato in giro".
Il problema è semplice: la gestione totalmente centralizzata di raccolta, discariche e termovalorizzatori affidata alla "settentrionale" Fibe toglie all'imprenditoria camorristica la possibilità di sbranare la fetta più ghiotta della torta. La vera mangiatoia invece sono le società miste, dove è più facile arricchirsi con il denaro pubblico ed evitare i controlli. Allora Cosentino e Landolfi - sostengono i magistrati - escogitano il "superconsorzio Impregeco". Forti della protezione del numero due del Commissariato, Giulio Facchi, creano un polo aziendale che rende dura la vita ai "nordici" finché non ottiene di sedersi alla tavola. A parlarne è sempre Valente, nominato presidente del superconsorzio: "Impregeco faceva capo a due referenti politici: Landolfi, espressione di An, e Cosentino, espressione di Fi. Ho assistito a telefonate tra i due, trovandomi con Cosentino o con Landolfi, durante le quali parlavano di nomine nel consorzio o nell'Eco4". Impregeco nel 2001 mette le mani su tutte le discariche e degli impianti di tritovagliatura. E una convenzione tra il superconsorzio e il commissario di governo Bassolino affida il futuro alla holding criminale.Perché Bassolino accetta di stravolgere il suo piano, aprendo le porte al superconsorzio voluto dai casalesi? Nello scorso febbraio i pm lo hanno chiesto al governatore, che non è riuscito a dare spiegazioni: "Avevo troppi impegni, non seguivo tutti gli aspetti tecnici. Di quello si è occupato Facchi". L'atto d'accusa sostiene che Cosentino nel 2001 aveva un progetto alternativo alla "centralizzazione" della munnezza: affidare il potere alle Province, enti di cui ogni partito propone lo scioglimento in campagna elettorale salvo poi gettarsi sulla spartizione delle poltrone. Ed è proprio la linea recepita dal governo Berlusconi un anno fa, annunciando la rivoluzione che avrebbe dovuto restituire la normalità alla Campania: le province dal primo gennaio 2010 diventeranno le protagoniste del business più lercio e più ricco. E l'unico nuovo termovalorizzatore sorgerà a Santa Maria La Fossa, senza proteste nè sindaci sulle barricate.Certo, i referenti tecnici del piano Bertolaso sono diversi da quelli del vecchio Commissariato: uomini nuovi, non coinvolti in inchieste di camorra. Ma anche il peso politico di Cosentino è cambiato: da semplice parlamentare di periferia a potente sottosegretario all'Economia. Nella scorsa primavera, durante i frequenti vertici partenopei del premier in prefettura per supervisionare la guerra contro la spazzatura, il deputato di Casal di Principe è stato visto spesso fare anticamera. In un caso è stato fotografato con le gemelle De Vivo, passate dall'"Isola dei Famosi" a una possibile candidatura europea con il Pdl.Poi dopo le polemiche per la festa di compleanno di Noemi Letizia, proprio alla vigilia di una delle numerose riunioni presidenziali in prefettura, le visite napoletane di Berlusconi si sono fatte molto più rare come il numero di veline approdate nelle liste del centrodestra. Ma il potere di Cosentino non ne ha risentito. Quello che si è tenuto più lontano dalla ribalta nazionale è Luigi Cesaro, che fino ad allora era riuscito a cementare una solida frequentazione con il Cavaliere tra lunghe cene a base di bufale, polpette e canzoni di Apicella. Un'amicizia consolidata dalla scelta di usare l'hotel della famiglia Cesaro - l'Olimpia di Sant'Antimo - per le trasferte napoletane del Milan. E le foto della struttura alberghiera fanno capire come tutto in Campania sia intrecciato con l'affare dei rifiuti: il terreno che confina con il campo dove si sono allenati i rossoneri è un deposito di immondizia, alto più di due metri, provvisoriamente ricoperto con un velo d'erba artificiale in attesa di trovare un modo per smaltirlo. Vassallo e altri dei pentiti che accusano il sottosegretario - come ha rivelato "L'espresso" un anno fa - hanno descritto anche i rapporti tra i clan casalesi e Cesaro.Ma il parlamentare era già finito in passato in un processo per fatti pesanti di camorra, risalenti ai tempi di Raffaele Cutolo: condannato in primo grado, assolto definitivamente in appello. A sorpresa Cesaro nello scorso aprile si è candidato e ha vinto nelle elezioni provinciali di Napoli: mantenendo la carica e l'immunità di deputato, si è piazzato in pole position per la futura gestione della quota più importante del business. Quella che gli verrà affidata in virtù del disegno strategico elaborato da Cosentino.
Ma già ora "Giggino 'a Purpetta" siede su una montagna di quattrini: 500 milioni di fondi da spendere. E sogna piani faraonici, come quello di annettere alla sua provincia i comuni casertani di Castelvolturno e Mondragone. Mondragone è il feudo di Mario Landolfi, approdato al governo nel 2005 come uomo nuovo di An con l'incarico strategico di ministro delle Comunicazioni e poi bersagliato da un paio di inchieste giudiziarie che riguardano - come al solito - camorra e rifiuti. È sotto processo per corruzione, ma il dibattimento è stato sospeso: la Consulta si dovrà pronunciare sulla legittimità delle intercettazioni dei suoi colloqui. Le grane giudiziarie non hanno minato l'alleanza con Cosentino.Un asse tutto campano, perché nell'attività di governo il sottosegretario casalese non ha certo brillato. La delega al Tesoro, in teoria, lo ha trasformato nel gestore supremo della spesa pubblica, ma in pratica Giulio Tremonti lo ha sempre tenuto a briglia strette. Più importante la partita per la Regione, dove il centrodestra marcia trionfante verso l'ufficio di Bassolino. Finora Cosentino non sembrava avere rivali, ma la richiesta d'arresto gli blocca questa strada. Il provvedimento si basa sulle dichiarazioni di 9 pentiti, incluse figure di primo piano come la moglie del padrino Bidognetti e il cugino di Francesco Sandokan Schiavone, che hanno parlato di lui dal 1996 a oggi.Fa una certa impressione leggere le accuse messe a verbale da Michele Orsi, crivellato dai killer il primo maggio 2008, pochi giorni dopo la nomina di Cosentino a sottosegretario. Il commando era guidato da Giuseppe Setola, il più feroce capo militare casalese. Uno dei sicari che lo accompagnava nelle esecuzioni ha raccontato: "Setola vedendo alla televisione il politico Cosentino disse che era un "amico di Cicciotto", facendo riferimento a Francesco Bidognetti. Diceva che, testualmente, era una persona "acconcia", ossia "a posto". Chissà cosa avrà pensato il boss assassino nel leggere il commento di Cosentino al suo arresto: "È un successo che contribuisce a rafforzare il senso dello Stato e delle istituzioni ". Ma a Casal di Principe lo Stato non è ancora arrivato.