domenica, settembre 19, 2010

Le parole dell'immigrazione

CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), Respingimenti in mare... siamo proprio sicuri di capire il significato delle politiche sull'immigrazione del nostro Paese e soprattutto ne conosciamo le conseguenze?

Che significa far tornare nella Libia di Gheddafi (che ormai in Italia è un guru e una star) gli immigrati avvistati in mare?

Questo video è composto da immagini che gli stessi immigrati hanno fatto con i loro cellulari, dura 7 minuti ma bastano per farci dormire meno tranquilli.

sabato, settembre 11, 2010

Riunione del Direttivo di Circolo

Martedì 14 settembre, alle ore 21, si terrà presso la nostra sede una riunione del direttivo del circolo cittadino per discutere il seguente ordine del giorno:
- completamento del tesseramento 2010;
- programmazione iniziative autunnali;
- varie ed eventuali
l'invito è rivolto (oltre ovviamente a tutti i membri del direttivo) a tutti gli iscritti e simpatizzanti che abbiano piacere a partecipare.

Stefano Pompozzi

giovedì, settembre 09, 2010

Aspettando il giorno del riscatto...


Seppure offuscato dalla scena tragicomica di un governo che vorrebbe “cadere” ma non sa come fare, il nostro paese è attraversato da un dibattito molto interessante, reso eclatante dalle recenti scelte della Fiat.
A prima vista il discorso sembra essere tra modernisti e immobilisti, chi vuole cambiare le regole dei rapporti industriali e chi vuole conservare tutto com’è. Basta dare un’occhiata ai titoli altisonanti degli articoli sul tema per capire l’alto tasso ideologico con cui si sta affrontando la questione: “Il fumogeno non coprirà il coraggio dei riformisti” (Il sole 24 ore del 9 settembre 2010); “La partita del futuro” (Il messaggero dell’8 settembre 2010). Chi è per il cambiamento dice che l’Italia può essere competitiva solo abbandonando i contratti nazionali a favore di quelli stipulati localmente; chi è contrario denuncia l’erosione costante dei diritti dei lavoratori che questo cambiamento comporterebbe .
La discussione si sta giocando tutta sul binomio innovazione/immobilismo (e sottotraccia si respira che la destra è per l’innovazione e la sinistra per l’immobilismo). Scrive Oscar Giannino sul Messaggero di ieri (08/09/2010): “Se vincerà il futuro sul passato, Pomigliano diventerà il simbolo nazionale di un riscatto coraggioso”.
Ma in cosa consisterebbe tale riscatto? Nello scambio Produttività/Salario, cioè più si lavora efficacemente “utilizzando al meglio gli impianti, i turni, gli orari”, più viene detassato il salario dei lavoratori. Come si vede l’ obiettivo è quello di abbassare il costo del lavoro in Italia, perché solo così “nel mondo globalizzato, possiamo continuare a restare la quinta potenza industriale mondiale difendendo i posti di lavoro”.
In sostanza qual è la grande sfida del futuro, la rivoluzione necessaria per la competitività italiana? Abbassare il costo del lavoro per renderlo sempre più simile a quello della Romania, della Polonia e di tutti quei paesi dove le nostre aziende hanno deciso in questi anni di delocalizzare.
Ora, io posso essere d’accordo che la competizione mondiale stia cambiando le regole e che imponga dei sacrifici, ma è possibile far passare tutto ciò come un elemento di riscatto? E perchè dovrei sentirmi riscattato dall’avere condizioni di vita simili a quelle di un operaio cinese?
Ma poi, perché mai l’unico modo per aumentare la produttività italiana è quello di abbassare il costo del lavoro? Come scrive Luciano Gallino sulla repubblica di ieri (che è sempre l’08/09/2010)“Per competere con tali paesi (India, Cina, Messico, Vietnam, Filippine e indonesia) bisognerebbe produrre beni e servizi che loro non sono in grado di produrre, o perché sono altamente innovativi o perchè sono destinati al nostro mercato interno”.
L’Italia è veramente ad un bivio: puntare sull’innovazione continua dei suoi prodotti o competere con la Cina sul costo del lavoro. Questa è la vera scelta tra innovazione e conservazione (al ribasso), futuro e passato.
Il dramma è che, guidati da questa destra, stiamo scegliendo di rimanere immobili avendo l’illusione di promuove un grande “riscatto” nazionale!

giovedì, settembre 02, 2010

Ma noi che c'entriamo con lui?

In Italia oggi ci sono 2,2 milioni di persone in cerca di occupazione.
Leggendo questi dati, pare che anche Berlusconi si sia preoccupato per il futuro. E col suo solito piglio decisionista ha deciso che non può più permettersi gli avvocati che lo difendono dai suoi "guai" giudiziari. Così, ha iniziato a candidarli e a farli eleggere al parlamento. Adesso glieli paghiamo noi.

Il risultato è che invece di parlare della situazione economica, discutiamo vivacemente dell'ennesimo cavillo per azzerargli i processi. Visto quanto li paghiamo, speriamo almeno che stavolta i risultati si vedano!